LE CICATRICI DELL’AMAZZONIA

Testo di Tainá Aragão
Traduzione di Rosianny Moraes de Matos e Fabio Conte

Uno studio rivela che la contaminazione da mercurio colpisce l’intera popolazione della comunità indigena Munduruku, che vive sulle rive del fiume Tapajòs nello stato brasiliano del Parà. La causa è l’attività mineraria illegale nella regione.

5 Febbraio 2021

Tempo di lettura: 9 minuti

Sorvolando la regione sud-occidentale del Pará si vedono attività estrattive illegali sul territorio indigeno Munduruku. Fonte: Marizilda Cruppe/Amazônia Real/Amazon Watch.

«L’Amazzonia sarà la nuova Minamata?» È quello che chiede Paulo Basta, presentando uno studio – che ha coordinato – sugli impatti del mercurio nelle aree protette e sulle popolazioni della Foresta Amazzonica. Minamata è la città giapponese che, negli anni ’50, è stata protagonista di una contaminazione di massa dal metallo pesante che ha provocato la morte di migliaia di persone. È a partire da questo tragico episodio che, in tutto il mondo, sono state intraprese iniziative per limitare e rendere più sicuro l’uso del mercurio.

Il 30 ottobre 2020, all’auditorium del Pubblico Ministero dello Stato di Parà a Santarém (nel nord-est del Brasile) sono stati presentati i risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Oswaldo Cruz (Fiocruz) in collaborazione con WWF Brasile, che rivela che il 100% degli indigeni Munduruku presenta una contaminazione da mercurio. Il territorio in cui vive questo popolo si trova fra le città di Itaituba e Trairao, nei pressi del fiume Tapajòs (uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni). Lo studio rivela che da circa 70 anni la popolazione subisce una continua esposizione al mercurio, causata dall’attività mineraria illegale nella regione.

Dopo il caso del Giappone, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), ha stilato nel 2013 la Convenzione di Minamata sul mercurio, che è stata ratificata da circa 140 paesi. Anche se nel 2018 il Brasile ha sottoscritto questa convenzione, i casi di contaminazione nel paese continuano ad avvenire. «Come intossicazione esogena, il mercurio ha una rilevazione molto marginale. Dall’inizio della ricerca, abbiamo rilevato più di 500 casi di contaminazione di mercurio (della popolazione indigena di Munduruku) e questi casi non appaiono nelle statistiche ufficiali», afferma il ricercatore Paulo Basta.

Nel novembre 2019, la ricerca, realizzata nelle comunità indigene Sawré Muybu, Poxo Muybu e Sawré Aboy della Terra Indigena Sawré Muybu, ha cercato di stimare l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente causato dall’attività mineraria. Si è scoperto che tutte le persone delle comunità erano state esposte al mercurio; in circa 200 individui, inclusi bambini e anziani, i livelli di contaminazione erano superiori al livello di sicurezza indicato dall’OMS, che è di 6 microgrammi per ogni grammo (µg/g). «Il livello di mercurio, misurato nei capelli, varia da 1,4 a 23,9 µg/g. Approssimativamente, 6 partecipanti su 10 presentavano livelli superiori a 6 µg/g», riporta la ricerca.

La situazione più critica è stata rilevata nella comunità Sawré Aboy, che vive sulle rive del fiume Jamanxim (un affluente destro del fiume Tapajòs), uno dei corsi d’acqua attualmente più interessato dalle estrazioni minerarie illegali. In questa comunità, 9 persone su 10 esaminate presentavano livelli di mercurio superiori al livello di sicurezza. I risultati confermano che più è vicina l’attività mineraria, maggiore sarà l’indice di contaminazione.

«Se prendiamo come riferimento la comunità Sawré Muybu, che si trova più vicina alla città di Itaituba e più distante dalle attività estrattive, possiamo dire che il fatto di vivere nella comunità Poxo Muybu aumenta del 40% il rischio di contaminazione. Allo stesso tempo, le persone che vivono a Sawré Aboy presentano un rischio due volte maggiore rispetto alle persone che vivono a Sawré Muybu», evidenzia lo studio.

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Lo studio di Fiocruz ha condotto interviste, analisi cliniche e di laboratorio, raccolte di campioni di capelli e di cellule di mucosa orale, e di campioni di pesci. Come era accaduto anche a Minamata, la contaminazione da mercurio all’interno della popolazione indigena Munduruku avviene principalmente attraverso il consumo di pesce, alla base della dieta delle comunità indigene della regione. Un’analisi condotta su 88 specie ittiche ha rivelato che tutte erano a vario grado contaminate da mercurio, con le specie di pesci predatori che presentavano i livelli maggiori di metallo pesante.

«Trattandosi di popoli indigeni, la raccomandazione di smettere di mangiare pesce non è praticabile né accettabile» premette la ricercatrice della Fiocruz Ana Claudia Vasconcellos. «Piuttosto, la principale raccomandazione dovrebbe essere di sospendere immediatamente le attività estrattive, per interrompere una contaminazione che prosegue da 70 anni». Il mercurio si accumula nei sedimenti dell’alveo del fiume Tapajòs, per poi integrarsi nella catena alimentare contaminando gli animali, tra cui i delfini fluviali, le tartarughe, i gamberi e molte specie di pesci.

Negli esseri umani, l’esposizione continua provoca fatica, irritabilità, mal di testa, mancanza di sensibilità alle braccia e alle gambe e difficoltà di deglutizione. Tuttavia, si possono presentare anche sintomi più gravi, come disturbi sensoriali a mani e gambe, danni alla vista e all’udito, stanchezza e, in casi estremi, paralisi e morte. Nei neonati può provocare problemi neurologici.

Alessandra Korap Munduruku durante un’udienza pubblica al Congresso Nazionale di Brasilia sulla contaminazione da mercurio del fiume Tapajòs, nell’aprile 2019. Fonte: Alberto César Araújo/Amazônia Real.

Per Alessandra Munduruku, capo indigena recentemente premiata nell’edizione 2020 del Premio Robert F. Kennedy Human Rights, i dati confermano quanto gli indigeni denunciavano già da tempo. «Sono molto triste sapendo che le nostre famiglie sono contaminate. Questo conferma ciò che abbiamo sempre denunciato sull’impatto delle attività di questi ‘invasori’, ma che loro negano affermando che nessuno ha mai visto il mercurio. Ma noi sappiamo che il mercurio organico è all’interno del pesce che mangiamo e spero che il Pubblico Ministero Federale e la Sesai [Secretaria Especial de Saúde Indígena, ndR] facciano qualcosa e blocchino questo progetto di Legge 191», enfatizza Munduruku.

Il Progetto di Legge n° 191/20 regolamenta lo sfruttamento di risorse minerarie, idriche e organiche nelle riserve indigene. L’iniziativa del governo federale è in linea con le dichiarazioni del presidente Jair Bolsonaro, che difende lo sfruttamento economico dei territori indigeni.

Secondo la Rede Amazônica de Informação Socioambiental Georreferenciada (RAISG), dal 2018 esistono 453 punti di estrazione mineraria illegali nell’Amazzonia brasiliana. Se si considera tutto l’ecosistema amazzonico, che si estende in nove paesi dell’America Latina, ce ne sono più di 2.500. In Brasile sono presenti 18 miniere illegali all’interno delle Terre Indigene, sebbene la Costituzione Federale non autorizzi questo tipo di attività.

La ricerca di Fiocruz è il risultato di una cooperazione tecnico-scientifica che ha coinvolto università pubbliche, istituti di ricerca del Ministero della Salute (tra cui Fiocruz), equipe multidisciplinari del Distretto sanitario speciale indigeno del fiume Tapajós, la Segreteria speciale di salute indigena (Sesai) e società civile (attraverso la partecipazione della Associação Indígena Pariri do médio Tapajós).

Estrazione mineraria nel fiume Tapajòs. Fonte: Julia H.

Una generazione contaminata

La contaminazione da mercurio è considerata una “sindrome neurologica”, poiché colpisce il cervello e compromette lo sviluppo psico-sociale. Heloisa Nascimento, docente della Universidade Federal Oeste do Pará (Ufopa) e membro della ricerca, spiega come l’esposizione al mercurio colpisca non solo lo sviluppo embrionale, ma anche l’allattamento e la possibilità di una sana alimentazione per i bambini: «Il mercurio attraversa sia la barriera della placenta sia quella del cervello. Quando abbiamo misurato la presenza di mercurio nel latte materno, abbiamo osservato che aumenta proporzionalmente in base al mercurio presente nell’organismo delle madri», afferma la ricercatrice. «Oltre a diminuire il quoziente intellettivo, le capacità di attenzione e di concentrazione, il mercurio si accumula nel pesce e nel latte materno, e questo è altamente disastroso e socialmente ingiusto».

Le generazioni del popolo Munduruku nascono già contaminate da mercurio e in numero superiore a quello degli adulti: 7 adolescenti su 10 dai 10 ai 19 anni hanno presentato indici di mercurio sopra la media. Alcuni bambini presentano deformazioni gravi a causa dell’avvelenamento. Nella ricerca realizzata nelle comunità, 9 bambini su 57 (cioè il 15,8%) hanno analisi non nella norma.
Fra i casi di bambini con gravi indici di contaminazione, ne spiccava uno. «Un bambino di 11 mesi, residente nella comunità di Sawré Muybu, ha presentato grossi problemi nella capacità motoria. Nel campione di capello di questo bambino, la concentrazione di mercurio rilevata è pari a 19,6 µg/g, livello almeno 3 volte superiore al limite di sicurezza», afferma lo studio. Questo bambino vive nella comunità più vicina alla miniera illegale.

In parallelo a questa ricerca realizzata da Fiocruz, il neurochirurgo di Santarém Erik Jennings ha presentato dei dati relativi ad uno studio sul mercurio nella regione dell’Alto Tapajòs. Nel novembre 2019, lo studio ha esaminato 109 persone: solamente una di queste aveva un livello di mercurio nel sangue considerato normale.

Dal monitoraggio degli abitanti sulle sponde di sei fiumi amazzonici differenti – Cururu, Tapajós, Tropas, Cabitu, Teles Pires e Kadiriri – è emerso che altre 108 persone presentavano livelli di mercurio superiori a 10μg/L (microgrammi per litro di sangue); un indice che, secondo l’OMS, inquadra un individuo come esposto al mercurio. Più del 50% dei partecipanti hanno presentato livelli fra 50 e 100μg/L. Le persone riportavano molti disturbi fisici, nella maggior parte in ambito neurologico.

«Questo tipo di contaminazione è diffuso. Chi lavora nelle estrazioni minerarie sta contaminando le persone del suo popolo, anche se si trovano distanti. Sugli affluenti di entrambe le sponde del Tapajòs ci sono siti minerari e questi fiumi diventano veri e propri scarichi di fango. Di conseguenza, il mercurio non contamina solo chi lavora con i piedi nel fango all’interno della miniera, ma tutti quanti» mette in guardia Jennings.

Cripurizão, nome che si riferisce alla regione dei siti estrattivi (garimpo) situata nella zona rurale di Itaituba, nello stato di Parà. Fonte: Julia H.

Azioni necessarie

Fermare immediatamente le attività estrattive illegali nella regione è il provvedimento più urgente ed efficace. Ma le altre raccomandazioni indicate dallo studio della Fiocruz includono la realizzazione di un piano di discontinuità sull’uso del mercurio nell’estrazione mineraria artigianale dell’oro, l’elaborazione di un piano di gestione del rischio per le popolazioni cronicamente esposte al mercurio e l’ampliamento del monitoraggio dei livelli di mercurio nel pesce consumato.

Lo studio raccomanda anche di elaborare una serie di linee guida per la popolazione delle aree infette, per dare informazioni sul consumo sicuro del pescato e dei rischi per la salute, così come delle restrizioni sull’assunzione delle specie più contaminate, nel rispetto della cultura di ogni gruppo etnico.

«Vogliamo produrre materiale educativo per le scuole, lavorare con le donne perché sono loro che preparano il cibo e che restano incinte. Abbiamo prodotto evidenze scientifiche da consegnare alle autorità, ma anche da consegnare alle comunità e le persone colpite», sottolinea la ricercatrice di Fiocruz, Ana Claudia Vasconcellos.

Donne Munduruku della comunità Sawre Apompu pescano nel fiume contaminato dal mercurio. Fonte: Julia H.

I risultati della ricerca sono stati consegnati ai leader delle comunità indigene e ai rappresentanti del Pubblico Ministero dello Stato di Parà e del Pubblico Ministero Federale. Secondo Gabriel Dalla Favera de Oliveira, procuratore della Repubblica di Itaituba (una microregione nello stato di Parà), verrà avviata un’indagine civile, ma la cosa giusta da fare sarebbe quella di interrompere le attività minerarie. Riconosce anche, però, che le operazioni del pubblico ministero hanno dei limiti che rendono difficile fare giustizia. «Queste operazioni non sono efficaci quanto vorremmo, perché i responsabili delle estrazioni minerarie riescono a fuggire, grazie alle caratteristiche della foresta. Di conseguenza è molto raro che si arrivi all’arresto», spiega il procuratore.

«Noi siamo tenuti ad applicare il principio del “chi inquina paga”. Chi è responsabile deve essere sanzionato, e il ricavato deve andare alle comunità colpite. Se il governo in questo momento storico lascia a desiderare, pensiamo che il potere giudiziario possa agire per risolvere questo problema che colpisce direttamente la popolazione», sostiene il ricercatore Paulo Basta.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata da Amazônia Real, agenzia di giornalismo etico, indipendente e indigeno della regione dell’Amazzonia. RADAR Magazine collabora con Amazônia Real per portare in Italia il giornalismo indigeno amazzonico.

Tainá Aragão è una giornalista originaria di Manaus. Si occupa di diritti umani, popolazioni indigene e migrazioni.

La traduzione è di Rosianny Moraes de Matos, pedagogista originaria di Manaus che dal 2016 vive a Treviso, e Fabio Conte, laureato in statistica e informatica e impegnato nel sociale. Editing a cura di RADAR Magazine.

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