OPINIONE

IL CLIMA E IL DUBBIO

di Serena Giacomin

Il dubbio è uno strumento potente, che può aiutare a far crescere la conoscenza scientifica. Ma non va confuso con un tipo di dubbio più irrazionale, che nel dibattito sul clima viene usato per negare le nostre responsabilità.

30 Settembre 2020
clima

Struzzi. Illustrazione di Eliana Odelli.

Cartesio sosteneva che il dubbio fosse il seme della conoscenza. Il matematico francese individuava nella fine del dubbio solo ciò che è evidente, ponendosi come obiettivo quello di capire meglio cosa sia, in effetti, l’evidenza (ovvero la chiarezza e la distinzione di ogni contenuto del pensiero), e infine la certezza. Per questo ultimo fine egli riteneva indispensabile dubitare di ogni conoscenza comunemente accettata, fino a giungere a un principio sul quale il dubbio non fosse più possibile.

Anche Galileo ha fatto del dubbio l’elemento di partenza del Metodo Sperimentale, senza il quale non ci sarebbe alcuno stimolo per la ricerca scientifica. Quel dubbio andrebbe difeso dando fiducia alla ragione umana, ricercando le risposte attraverso “sensate esperienze” e “necessarie dimostrazioni” supportate dai dati.

Una cosa appare chiara: sia Cartesio che Galileo volevano raggiungere sempre più sapere. Galileo aveva come scopo primario la definizione di leggi che potessero sempre meglio descrivere i fenomeni; alla base del metodo galileiano c’è l’esperimento, con un momento sperimentale osservativo-induttivo e uno teorico ipotetico-deduttivo, per concludersi poi con una verifica e, quindi, con la formulazione di una legge.

Il dubbio, inteso come strumento critico, è il motore del progresso, non solo scientifico ma anche umano.


Cartesio, invece, cercava una conoscenza che fosse sempre valida, alla ricerca di un fondamento incontrovertibile di tutto il sapere, che potesse servire all’uomo in ogni campo, sempre più vicino alla certezze (senza mai averla trovarla). Non gli bastava il metodo, voleva le regole assolute del metodo, di cui continuava comunque a dubitare. Dubitava di tutto, tranne che della sua esistenza, da cui deriva la celebre formulazione: “Cogito, ergo sum”.

Quindi, pur con molto differenze di pensiero, Cartesio e Galileo avevano diversi aspetti in comune, tra cui quello di dubitare sempre… ma con metodo.

In questo senso il dubbio è un punto di partenza, per scoprire se esiste qualcosa di cui è possibile dubitare meno, fino a prova contraria. Non è scorretto affermare che il dubbio, inteso come strumento critico, sia il motore del progresso, non solo scientifico ma anche umano, illuminato dal dubbio razionale.

Non è questo un dubbio da temere. Al contrario, bisognerebbe sempre prendere le distanze dal quel dubbio di tipo irrazionale, che spesso allontana l’essere umano dalla realtà e dalla scienza. È il dubbio di chi non vuol vedere, nutrito da diffidenza e paura, con basi teoriche alle quali non si riesce più a rinunciare. Per sostenerlo si cercano solo i fatti che possano confermarlo, ignorando o manipolando gli altri (e, forse, anche se stessi).

Questo genere di dubbio prolifera laddove si dimostra capace di cancellare una minaccia dalla nostra lista delle preoccupazioni quotidiane.


Passiamo, finalmente, ad un esempio contemporaneo: quello del negazionismo climatico, che non riconosce l’attuale riscaldamento globale e obietta che il cambiamento climatico osservato negli ultimi decenni non abbia origine antropica. La sequenza di affermazioni illogiche che caratterizzano questa posizione anti-scientifica si può schematizzare come segue: il surriscaldamento globale non esiste; se c’è, comunque, non è colpa dell’uomo; i gas serra, in particolare l’anidride carbonica, fanno bene all’ambiente; in ogni caso agire contro il cambiamento climatico costa troppo; le previsioni sugli scenari climatici sono ricchi di incertezza, non succederà nulla di grave.

Spesso questo genere di dubbio prolifera proprio laddove si dimostra capace di cancellare una minaccia dalla nostra lista delle preoccupazioni quotidiane. Il negazionismo climatico non solo ci rassicura sostenendo che il riscaldamento globale non esiste, ma ci assolve dalle nostre colpe.

Basi teoriche come queste aiutano a spiegare il successo popolare di molte credenze: sono spesso intuitive e rassicuranti ed è comprensibile che vi sia chi “fa il tifo” per loro anziché per l’attuale visione scientifica di un pianeta in pericolo.

Potremmo accettare questa nostra debolezza nei confronti di un sapere inquinato dalla soggettività e dalla paura, se non fosse per il finale molto problematico: la posta in gioco è la qualità della vita umana, per non dire la vita stessa.

Serena Giacomin è meteorologa, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima. È conduttrice di previsioni meteo e di approfondimento ambientale per i canali Mediaset. È autrice del libro “Meteo che Scegli, Tempo che Trovi”, Imprimatur (2018).

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Eliana Odelli è art director, illustratrice, grafica, designer e autrice. Co-fondatrice del collettivo artistico Balene In Volo.

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