A bordo della Laura Bassi: ricerca polare per capire il clima del pianeta

Fotografie di Jacopo Pasotti
La Laura Bassi è l'unica rompighiaccio italiana da ricerca. Il suo equipaggio deve fare i conti con condizioni meteo ostili e imprevisti sempre in agguato.

10 minuti | 11 Febbraio 2022

Nell’estate del 2021, ho potuto partecipare alla prima spedizione artica della nave da ricerca Laura Bassi, l’unica nave italiana rompighiaccio per la ricerca oceanografica, in grado di operare in mari polari, sia in Antartide sia in Artico. La ricerca polare è sempre più al centro dell’attenzione del mondo scientifico. Da decenni si è capito che le calotte polari hanno un ruolo di “termostato terrestre”. I grandi cambiamenti climatici influenzano e sono a loro volta influenzati dalle aree polari, in un ciclo continuo. A ben pensarci, sebbene noi siamo certamente esseri adattati a climi temperati, semmai più caldi che freddi, il nostro è un Pianeta il cui clima dipende soprattutto da ciò che accade ai poli. L’aumento della temperatura e il conseguente ritiro dei ghiacci polari influiscono sulla circolazione oceanica globale e sul livello del mare. Ormai è chiaro, lo leggiamo quasi quotidianamente sui media: il futuro climatico dell’emisfero boreale e la sicurezza delle popolazioni costiere di tutto il mondo dipendono anche da quanto saremo in grado di capire e predire i meccanismi di reazione delle calotte glaciali al cambiamento climatico. Così, nel cuore dell’estate del 2021, la Laura Bassi, sotto una coltre di nubi che copriva l’Artico intero, è salpata dalle norvegesi Isole Svalbard facendo rotta prima verso sud e poi lungo il 75esimo parallelo, verso la Groenlandia. La nave, una cosiddetta “classe ghiaccio” di 80 metri attrezzata con strumenti e laboratori come un piccolo dipartimento di biologia marina e di geofisica, salpa da Longyearbyen, Svalbard, ed è in grado di essere autosufficiente per settimane, lontano da tutto e da tutti. Le condizioni meteorologiche nell’Artico rimangono particolarmente ostili e l’intera ricerca, condotta da una ventina tra scienziati, scienziate e tecnici, malgrado tutte le tecnologie disponibili, è molto vulnerabile. Le onde, il vento, ma anche problemi con le comunicazioni, o possibili guasti agli strumenti sono sempre in agguato. L’intero equipaggio, gli scienziati e le scienziate, sono sempre pronti a pescare la carta “imprevisti” dal mazzo. E a cercare soluzioni. In mezzo all’oceano, con la nave che rolla e beccheggia, talvolta sbattendo sonoramente sui flutti che fanno vibrare tutto lo scafo con tonfi sinistri. Non c’è da stupirsi se conosciamo ancora tanto poco degli abissi oceanici. Dicono che ne conosciamo meno del 10%, che sono meno noti della superficie lunare (che, bisogna dirlo, è un po’ più elementare).
Preparativi per la raccolta di campioni di acqua marina, Isole Svalbard. Gli spazi sulla nave sono stretti, i ponti possono essere bagnati e scivolosi, gli scienziati devono costantemente fare attenzione a come si muovono.
Manuel Bensi, oceanografo presso l’OGS di Trieste, completa la messa a punto di uno strumento per la misura di parametri chimico-fisici dell’acqua oceanica. Quest’ultimo, una volta calato in acqua, impiegherà più di un ora a raggiungere il fondale. L’operazione è delicata e deve funzionare tutto alla perfezione.
Qui, lungo questa soglia oceanica che separa l’Oceano Atlantico da quello Artico, avvengono importanti scambi nutritivi, chimici e di energia in grado di influenzare la vita negli oceani – da cui dipende anche parecchia vita fuori dagli oceani stessi, incluse le risorse ittiche per noi.

I ricercatori e le ricercatrici dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS, Trieste), dell’Istituto di Scienze Polari e Istituto per lo studio degli impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino del CNR, e alcuni tecnici dell’ENEA avevano pianificato la campagna lungo il 75esimo parallelo. Lungo questo transetto disegnato, facilmente riconoscibile su un mappamondo, succede qualcosa di importante: le correnti calde provenienti dalle regioni tropicali si raffreddano al punto da inabissarsi sotto il loro stesso peso, raggiungere il fondale marino, e da lì riprendere il cammino verso sud. Nel giro di qualche secolo queste masse d’acqua, di nuovo calde, torneranno a galla per riprendere il ciclo e il flusso verso le regioni polari. È un processo caratteristico dei fluidi, che ridistribuiscono il calore in tutto lo spazio che occupano. Qui, lungo questa autentica soglia oceanica che separa l’Oceano Atlantico da quello Artico, avvengono importanti scambi trofici (scambi nutritivi), chimici e di energia in grado di influenzare la vita negli oceani – da cui dipende anche parecchia vita fuori dagli oceani stessi, incluse le risorse ittiche per noi. La risposta delle comunità biologiche di pesci e organismi planctonici al cambiamento climatico non è qualcosa che riguarda solo le balene, o alcune comunità Inuit che abitano le coste settentrionali canadesi, ma ciò che succede lungo questa soglia oceanica ha un impatto anche su di noi. E come è importante monitorare (che significa seguire nel tempo, raccogliere dati e informazioni) l’aria sulle nostre città, lo stato di salute dei nostri laghi e fiumi, la produttività dei nostri suoli, è fondamentale fare lo stesso anche lontano dalle comunità umane, in regioni nevralgiche per il futuro dell’umanità.
La “rosetta” della Laura Bassi è pronta per essere calata nelle acque artiche. Le bottiglie raccoglieranno campioni di acqua a diverse profondità. Lo strumento è molto pesante ed è operato dal laboratorio di bordo.
L’operazione, complessa, per il prelievo di sedimenti marini profondi è andata a buon fine. La geologa Renata Lucchi, dell’OGS di Trieste, estrae sedimenti che riposavano da millenni sul fondale.
Le Isole Svalbard sono ben al di sopra del Circolo Polare Artico: i ghiacciai giungono fino al mare e l’intero territorio mostra forme di un passato glaciale.
Il Fulmaro (Fulmarus glacialis) è una presenza costante dalle Isole Svalbard alle coste della Groenlandia. Il suo è un volo caratteristico, con l’ala che spesso sfiora la superficie del mare in un gioco continuo con le anse e le creste delle onde.
I tecnici della Laura Bassi si apprestano a calare una boa super-tecnologica, che raccoglierà dati oceanografici per un anno intero, a diverse profondità. La boa sarà lasciata a sé stessa per un anno, e successivamente verranno recuperati tutti i dati raccolti dagli strumenti.
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Il biologo Diego Borme, dell’OGS di Trieste, si accinge a catturare organismi planctonici a bordo della Laura Bassi.
I cittadini del Mare di Groenlandia: miriadi di organismi planctonici spesso non più grandi di un chicco di sabbia. Ma a dir poco fondamentali, essendo alla base della piramide trofica degli organismi marini.
L’Artico è sempre più frequentato, ma rimane una regione austera, dove le condizioni meteorologiche possono essere estreme, per la vita umana.

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  • Jacopo Pasotti

    Jacopo Pasotti è un giornalista, fotografo e scrittore di temi legati all’ambiente. Dal Polo nord all’Antartide, dall’Indonesia all’Amazzonia, racconta di società umane e di natura.

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