OPINIONE

QUANDO E PERCHÉ IN EUROPA SCOMPARVE LA IENA GIGANTE

di Dawid Adam Iurino e Alessio Iannucci

La iena gigante era tra i predatori più temibili del Pleistocene, tra i pochi a poter competere con le tigri dai denti a sciabola. Nonostante sia una specie molto studiata, il motivo della sua estinzione è ancora un mistero, ma un nuovo studio fa luce sulla sua scomparsa.

16 Novembre 2021

Tempo di lettura: 5 minuti

iena gigante

Iena macchiata attuale (Crocuta crocuta), Ngorongoro Conservation Area, Tanzania, 2015. Foto di Marco Cherin.

Ci fu un tempo in cui Europa, Asia e Africa furono il regno incontrastato di un maestoso predatore capace di competere con le tigri dai denti a sciabola. Con un peso di 100 kg e un cranio grande quanto quello di un leone, la iena gigante Pachycrocuta brevirostris fu la più grande iena mai esistita. È uno dei predatori estinti più studiati in Europa, ma il motivo della sua estinzione è rimasto a lungo un mistero.

Come documentato dai numerosi fossili rinvenuti in Italia e in tutto il continente, questo carnivoro si diffuse in Europa circa due milioni di anni fa, durante il Pleistocene. Le dimensioni e la forma delle ossa mostrano che si trattava di un carnivoro “specializzato”, un predatore capace di abbattere e consumare prede di grandi dimensioni, come un bufalo adulto o un giovane elefante. Le iene sono note soprattutto per essere voraci consumatori di carcasse e per la loro abilità nel rompere le ossa per cibarsi del midollo. Anche la iena gigante pleistocenica, con le sue mandibole robuste e i denti eccezionalmente grandi, possedeva tutte le caratteristiche necessarie a questo tipo di dieta, che le consentivano persino di intimorire le tigri dai denti a sciabola e di  impossessarsi delle loro prede.

Durante il Pleistocene però era inevitabile che la iena incontrasse i primi rappresentanti del genere Homo che, grazie all’ausilio di strumenti di pietra, erano l’unico altro gruppo capace di sfruttare questa risorsa. Per questo motivo, l’interazione tra Homo e iene giganti è un argomento di studio di grande interesse tra i ricercatori.

La misteriosa scomparsa della iena gigante

La iena gigante fu inoltre uno straordinario accumulatore di ossa, una pratica condivisa con l’odierna iena macchiata. Questo comportamento, protratto nei millenni, ha fornito ai paleontologi ricchi giacimenti fossiliferi, una fonte di informazioni preziosa, utile per comprendere le faune del passato e ricostruire i contesti in cui esse vivevano. 

Tutto ciò ha reso la iena gigante uno dei carnivori estinti più studiati. Ma, nonostante anni di ricerche, il motivo per cui la specie si estinse in Europa e la tempistica di questo evento sono rimasti a lungo nell’incertezza. Fino ad oggi si riteneva che la competizione generata dall’arrivo di un’altra iena, la iena macchiata (Crocuta crocuta), potesse aver giocato un ruolo nell’estinzione della iena gigante. L’ipotesi sarebbe supportata dalla coesistenza delle due specie in alcune località europee.

Una nuova ricerca, ha però analizzato nuovamente le iene del Pleistocene Europeo sotto il profilo anatomico e cronologico, escludendo l’ipotesi della copresenza e della competizione diretta tra queste iene.

A sinistra: Mandibola di iena macchiata (Crocuta crocuta). Località di provenienza Casal Selce, Roma, 2020. Foto di Alessio Iannucci.

A destra: Mandibola di iena gigante (Pachycrocuta brevirostris). Località di provenienza Bacton, Inghilterra, 2020. Foto di Alessio Iannucci.

Cambiamenti repentini

Il nostro studio ha invece portato in luce una storia assai diversa. Questa ricerca evidenzia come la iena gigante scomparve dall’Europa circa 800 mila anni fa, e come la diffusione della iena macchiata e di un’altra specie meno nota, chiamata Hyaena” prisca, avvenne solo successivamente. Il motivo della estinzione potrebbe essere dovuto alle avversità climatiche di quel tempo. È infatti probabile che la iena gigante non sia stata in grado di far fronte ai cambiamenti climatici e ambientali che avvennero circa 800 mila anni fa, durante il passaggio dal Pleistocene Inferiore al Pleistocene Medio. Questo periodo fu dominato da acute e intense fluttuazioni climatiche, che diedero inizio alla cosiddetta “Era Glaciale”.

L’avvicendamento tra la iena gigante e le altre iene fu uno degli eventi più distintivi del rinnovamento faunistico avvenuto in questo periodo. È come se al cambiamento repentino – geologicamente parlando – fosse seguito un altrettanto repentino cambiamento di fauna. Diversi carnivori, anch’essi specializzati, come le tigri dai denti a sciabola, si estinsero o si ridussero fortemente di numero, mentre nuove specie si diffusero. Tra queste fecero la loro comparsa in Europa i moderni cervi, cinghiali, daini e lupi. I cambiamenti climatici avvenuti durante il Pleistocene Medio sembrerebbero quindi i maggiori responsabili dell’estinzione dei grandi carnivori specializzati e della comparsa delle faune odierne.

La vicenda della iena gigante del Pleistocene può dirci molto anche sugli ecosistemi del presente. Studiare la risposta degli ecosistemi del passato aiuta infatti a comprendere e interpretare criticamente i cambiamenti climatici che osserviamo oggi. Le specie che mostrano un elevato grado di adattamento a particolari ambienti o strategie alimentari, come il panda, l’orso polare o il leopardo delle nevi, sono quelle più a rischio. L’ascesa e la caduta della iena gigante ci dovrebbe quindi ricordare come anche quelle faune che si sono evolute facendo fronte alle fluttuazioni climatiche dell’ultimo milione di anni potrebbero non essere in grado di adattarsi al passo dei rapidi cambiamenti climatici causati dall’attività umana.

Dawid Adam Iurino è paleontologo dei vertebrati presso Sapienza Università di Roma. Specialista di mammiferi neogenico-quaternari e di tecniche digitali per lo studio dei fossili. Tra le principali tematiche di ricerca ci sono la paleoneurologia, la paleobiologia e l’evoluzione dei grandi carnivori estinti. Illustratore scientifico di fossili.

Alessio Iannucci è dottorando in paleontologia dei vertebrati presso Sapienza Università di Roma. Si occupa di evoluzione, biocronologia e paleobiologia dei grandi mammiferi, come cinghiali e iene, nel più ampio contesto della ricostruzione dei tempi e delle dinamiche dei cambiamenti faunistici neogenico-quaternari.

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