ECOSISTEMI TECNOLOGICI

di Erica Villa

L’arte generativa di Sofia Crespo, in cui il mondo naturale e quello digitale si incontrano.

31 Marzo 2021

Tempo di lettura: 7 minuti

sofia crespo

Neural Zoo, Realisation

Sofia Crespo, artista di origine argentina e residente a Berlino, fa parte di una corrente artistica nuova. È una corrente che unisce arte e intelligenza artificiale, ed è in rapida espansione per numero di artisti catturati dal potenziale creativo e per la velocità con cui la tecnologia digitale avanza. Ed oggi, forse anche per la pandemia che ha forzato un po’ tutti a spingere sull’acceleratore del digitale.

Questa forma d’arte in continua evoluzione – contestata da chi non la reputa vera arte – si sta posizionando in modo altrettanto stupefacente a livello commerciale. Basti pensare al Ritratto di Edmond Belamy, dipinto dall’intelligenza artificiale attraverso l’algoritmo del collettivo francese Obvious, prima opera di questo genere battuta all’asta nel 2018 da Christie’s per mezzo milione di dollari, spiazzando le previsioni che ne stimavano il valore a 10.000 dollari.

Sofia Crespo ha recentemente realizzato e tokenizzato tre delle sue opere, convertendo i diritti d’autore in un gettone digitale (token) registrato su una blockchain Ethereum (un registro digitale iper protetto) per essere vendute alla Kate Vass Galerie Digital ed esplora come l’essere umano utilizzi i meccanismi artificiali – la tecnologia appunto – per simulare se stesso ed evolvere.

Per l’artista, che studia la dinamica del ruolo degli artisti che lavorano con le tecniche di apprendimento automatico, le tecnologie sono un prodotto della vita organica che le ha create e non un oggetto completamente separato.

«Il mio interesse principale sono la vita artificiale e la biologia. Sono una continua fonte di ispirazione e di nuovi lavori».


Crespo tuttavia non utilizza necessariamente un approccio digitale per le sue opere, ma spazia dalle reti neurali artificiali (modelli computazionali composti di neuroni artificiali, ispirati alle reti neurali biologiche) ai metodi classici di stampa analogica come la cianotipia, un antico metodo di stampa fotografica a contatto, mediante raggi UV, risalente alla metà dell’800 e caratterizzata da una dominante di colore Blu di Prussia. Per l’artista generativa – che lavora ad opere che creano se stesse – la tecnologia è un mezzo per un fine che non coincide con l’impiego di una data tecnologia per il gusto di usarla, ma piuttosto per esplorare modi diversi di meditare su un soggetto, un’estetica o un messaggio.

«Per me la differenza tra una matita e una rete neurale», racconta Sofia, «è che entrambe offrono risultati stimolanti e potenziali esiti di serendipità [la scoperta di qualcosa di valore o piacevole quando meno ce lo si aspetta, nda], quindi comincio sempre chiedendomi quale sia il soggetto e l’intento artistico, poi proseguo esplorando. Non penso che qualcosa di tecnologicamente avanzato sia automaticamente migliore, dopo tutto».

Beneath the Neural Waves, foto di Julian Fallas. L’opera di Sofia Crespo e Entangled Others è attualmente esposta alla mostra collettiva VisionaIAs, al Centro de Arte y Tecnologìa di Zaragoza ed esplora la biodiversità attraverso la creazione (digitale) di un ecosistema acquatico con diorami di vita artificiale. Il deep learning facilita l’estrazione di modelli tridimensionali dalla natura e la loro riorganizzazione per immaginare nuovi mondi speculativi.

Naturale e artificiale

Per Sofia Crespo è sbagliato considerare il mondo diviso in noi contro loro (riferito agli esseri umani e alle macchine), infatti questo approccio ci ha portato a considerare tutti gli oggetti tecnologici come artificiali e solo come fonte di guadagno, scollegandoli dal loro contesto e dalle possibili conseguenze sul pianeta e su di noi. L’uso di strumenti è tutt’altro che limitato ai soli esseri umani. Nel mondo animale vediamo, tra gli altri, primati o specie aviarie usare strumenti. Quindi la tecnologia non è da considerarsi una nostra invenzione: emerge piuttosto naturalmente tra le specie che mostrano una comprensione più complessa di sé e delle conseguenze delle proprie azioni.

Sofia Crespo ha un punto di vista inclusivo sull’interazione uomo-tecnologia. «Se esaminiamo la rete di infrastrutture tecnologiche che avvolge il mondo oggi, possiamo vedere come, ad esempio, le centrali elettriche consumino risorse che a loro volta guidano e attivano una miriade di agenti digitali e fisici che interagiscono tra loro. Interazioni che non sono affatto diverse da un ecosistema o un corpo unico in cui le singole parti agiscono insieme come in un unico organismo. Il fatto che l’influenza sulle nostre vite e le conseguenze sul pianeta di questa infrastruttura digitale siano in effetti strettamente intrecciate significa che possiamo affermare che il digitale è parte del mondo naturale e dei suoi ecosistemi. Tuttavia non siamo pronti, evidentemente, a vedere il mondo in questa prospettiva e così abbiamo preferito progettare le interfacce digitali in modo da non percepirle come parte del ciclo naturale degli ecosistemi».

Beneath the Neural Waves, foto di Julian Fallas. Opera di Sofia Crespo e Entangled Others.

Alla base dell’umano

L’arte e la scienza sono, per l’artista, strettamente legate, l’una ispira e informa. E l’altra fa lo stesso a sua volta. Entrambe svelano nuovi modi di vedere, capire e interagire con il mondo. Il fatto che siano in stretta interazione è importante, non solo perché dà origine a nuove ed eccitanti esperienze, ma anche perché a sua volta può coinvolgere un pubblico più vasto. «Penso che lavorare con il mondo naturale, la biologia e l’ecologia come argomento sia una pratica molto umile perché si deve tornare alle basi della nostra essenza, un percorso capace di aprire gli occhi».

Gli scienziati arrivano a costruire computer che tentano di replicare il cervello umano, quindi perché gli artisti non dovrebbero poter provare lo stesso divertimento? La tecnologia è diventata parte integrante della nostra vita, ci dice cosa dobbiamo fare, mangiare, e quanto dormire.

Esiste accanto a noi, come un amico appiccicoso, che genera algoritmi e individua modelli da ogni movimento che facciamo online. Impara le cose a un ritmo spaventosamente veloce, e cerca di capire e collegare i comportamenti umani spontanei – dalla scelta del filtro di Instagram per individuare sintomi di depressione, fino a diventare un contenitore accidentale per l’estrema destra nel tentativo di apprendere come si sviluppano le conversazioni umane. «Ho iniziato a studiare le reti neurali e come potenzialmente, in futuro, quando un computer diventerà così intelligente da poter funzionare alla pari del cervello umano, soffrirà degli stessi problemi che hanno gli umani».

Neural Zoo, Organic resonance

La natura immaginata

Neural Zoo comprende una serie di opere che esplorano come la creatività computazionale combini elementi noti in modo specifico per creare qualcosa di completamente nuovo. Per Sofia Crespo il creatore in questo caso sarebbe l’algoritmo stesso, ma con un artista umano, come musa. Con questo progetto l’artista è passata dal progettare lo schema visivo e le caratteristiche di un’immagine, al progettare effettivamente i dati e lasciare che sia il programma a decidere da solo come procedere. «La parte stimolante per me è cercare di anticipare e prevedere ciò che il modello potrebbe creare con i dati forniti, e non smetto mai di sorprendermi».

Queste immagini assomigliano alla natura, ma una natura immaginata che è stata riorganizzata. La nostra corteccia visiva riconosce immediatamente alcuni elementi, ma in un secondo momento il cervello è contemporaneamente consapevole che quegli elementi non appartengono a nessuna disposizione della realtà a cui ha accesso.

La computer vision e il machine learning potrebbero offrire un ponte tra noi e una “natura” speculativa a cui si può accedere solo attraverso alti livelli di calcolo parallelo. Partendo dal livello della nostra realtà conosciuta, potremmo in definitiva digitalizzare i processi cognitivi e utilizzarli per alimentare nuovi input nel mondo biologico, che si alimenta di nuovo in un ciclo. Le routine in una rete neurale artificiale diventano uno strumento di creazione che permette di elaborare nuove esperienze.

Sofia Crespo e Artificial Remnants 2.0

Artificial Remnants 2.0 fa parte di un’esplorazione in corso della vita artificiale che utilizza l’apprendimento automatico computazionale per generare insetti così come i loro nomi e descrizioni anatomiche.

L’intenzione è quella di celebrare la diversità naturale della vita degli insetti, non attraverso la riproduzione digitale precisa e sterile di essa, ma sotto forma di nuovi esemplari che sono veri e propri nativi digitali. Artificial Remnants 2.0 non tentano di impersonare insetti esistenti, ma piuttosto incarnano una “essenza di insetto” nata dall’addestramento di algoritmi di apprendimento automatico su serie di dati di insetti, realmente esistenti, che portano a nuove comprensioni della natura.

La loro diversità e le loro qualità decisamente digitali sono in contrasto complementare con l’insuperabile creatività della selezione naturale, ma possono agire come un prisma con cui avvicinarsi a nuove prospettive e all’apprezzamento del vulnerabile mondo non umano che troppo spesso diamo per scontato.

Erica Villa ha una laurea in biologia e un master in comunicazione della scienza. Dopo aver lavorato per anni alla comunicazione biomedica è rimasta irrimediabilmente affascinata dalla terra ibrida dell’arte e scienza e dal 2017 si diverte un mondo a lavorare con e per i giovani a Science Gallery Venice, parte del network mondiale di gallerie universitarie di arte e scienza, per la quale è responsabile della programmazione.

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