Ci sarà spargimento di sangue sulla regolite

Testi di Marco Boscolo
Illustrazioni di Eliana Odelli
La trilogia della Luna di Ian McDonald mostra il lato sporco del potere che deriva dal controllo delle risorse.

7 minuti | 6 Aprile 2022

La fantascienza è uno specchio della nostra realtà di oggi: ma che cosa ci può dire sulla nostra relazione con gli ecosistemi, le risorse e la crisi climatica? I mondi distopici descritti dalla fantascienza sono una conseguenza ineluttabile della situazione attuale? Marco Boscolo, giornalista scientifico e assiduo frequentatore della biblioteca di Trantor (la Biblioteca Galattica del celebre Ciclo delle Fondazioni di Asimov), raccoglie le ispirazioni dai romanzi, i film e le serie TV che parlano del futuro e ci spiega come possono farci riflettere sui cambiamenti nel mondo che ci circonda. Iniziamo con la Trilogia della Luna di Ian McDonald.

Viviamo nella società della conoscenza. Il racconto dell’Europa, e con essa dell’Italia, negli ultimi decenni è quello di una civiltà in cui conta il know-how, i saperi: non facciamo più ricorso allo sfruttamento delle risorse naturali come fonte primaria di ricchezza. Salvo dimenticare che il mondo digitale nel quale siamo immersi, quello dei servizi e anche quello della cultura, si radicano sempre su infrastrutture che abbiamo costruito e che, comunque, vanno mantenute. Magari aggiornate, ma comunque mantenute. Come ci ricorda, tra le sue conseguenze secondarie, la guerra in Ucraina, non possiamo facilmente rinunciare al gas che permette di riscaldarci, ma anche di produrre l’energia che sostiene le nostre attività economiche.

Anche immaginando di passare a una società più sostenibile e rispettosa dell’ambiente, l’estrazione di materie prime sarà sempre essenziale. Negli ultimi anni, la corsa alle cosiddette terre rare, elementi essenziali per qualsiasi strumento elettronico che utilizziamo, ha evidenziato una geopolitica sotterranea (in tutti i sensi!) diversa da quella che occupa le prime pagine virtuali dei giornali di tutto il mondo. L’ultimo tassello arriva dalla decisione dell’Unione Europea di liberarsi entro il 2035 dei motori a scoppio delle auto. Secondo una previsione dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), ciò porterà la domanda globale di litio – essenziale per le batterie – a crescere di 40 volte entro il 2040 rispetto ai livelli attuali. E quindi bisogna andare a prenderlo, scavando. E nel 2020 il Servizio geologico europeo ha già creato una mappa dei siti più promettenti per l’estrazione del litio nel continente.

Dai minerali all’elio-3: il sogno estrattivista della trilogia della luna

Su suggestioni simili si regge la serie di romanzi dello scrittore scozzese Ian McDonald e dedicata alla Luna, vista come nuova frontiera dell’estrattivismo capitalista. Pubblicata anche in Italia da Mondadori, che lo scorso anno l’ha raccolta in un volume della serie Titan Edition, Luna – La trilogia racconta di una Terra che, sull’orlo del collasso energetico, guarda al proprio satellite naturale come nuova landa da sfruttare. L’esigenza di questa Terra immaginata da McDonald non è tanto quella di procurarsi minerali e terre rare. Dai quasi 400 chilogrammi di regolite lunare riportati sulla Terra dalle missioni statunitensi e sovietiche, infatti, sappiamo che non c’è molto di appetibile sul piano del potenziale sfruttamento economico, anche volendo tralasciare gli enormi costi di spedizione. Ma c’è qualcos’altro, qualcosa che nei romanzi ha risolto il problema energetico e che qualcuno, già qualche decennio fa, ha fantasticato di sfruttare per davvero, fuori della finzione fantascientifica.

A differenza del nostro Pianeta, la superficie lunare conterrebbe un milione di tonnellate di elio-3, un materiale che potrebbe essere utilizzato come combustibile per produrre energia mediante fusione nucleare.

Secondo uno studio del 1986 firmato da L. J. Wittenberg, J. F. Santarius e G. L. Kulcinski dell’Università del Wisconsin, a differenza del nostro Pianeta la superficie lunare conterrebbe un milione di tonnellate di elio-3. Si tratta di un materiale che potrebbe essere utilizzato come combustibile per produrre energia mediante fusione nucleare, restituendo una quantità di energia 250 volte maggiore di quella necessaria per estrarlo e trasportarlo sulla Terra. Il problema è che finora, anche risolti i problemi di trasporto, nessuno è stato in grado di realizzare una reazione di fusione che coinvolga l’elio-3 e secondo alcuni sarebbe proprio impossibile. Non così nella Luna e nella Terra di McDonald, dove la soluzione si è trovata e l’elio-3 viene estratto da ormai tre generazioni.

La trilogia della Luna segue da vicino le vicende di una delle cinque famiglie che fin dall’inizio della colonizzazione lunare hanno lasciato la Terra per costruire altrove un nuovo impero economico. I Corta, originari del Brasile, ma con una mistica familiare infarcita di cultura africana e yoruba, sono vicini a un cambio di comando, con la matriarca Adriana che sta per ritirarsi, quando una vera e propria guerra si scatena tra le famiglie/stati/aziende per la supremazia totale sul satellite. Il consolidato sistema di rivalità e alleanze crolla bruscamente e dallo scontro non potrà che nascere un nuovo equilibrio con vincitori e sconfitti.

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Un nuovo West da conquistare

In tutto questo, la Terra è sullo sfondo, ma lontana, come se non fosse davvero interessante per i cosiddetti Cinque Dragoni che si scannano sulla grigia regolite. E in questo, McDonald mette in mostra alcuni degli aspetti più interessanti del potere, soprattutto se legato al controllo delle risorse naturali in un contesto capitalistico. È stato detto che la trilogia della Luna è una specie di Dallas ambientata nello spazio. Un raffronto un po’ impietoso, sebbene il tono da melodramma sia uno dei fili rossi che lega le storie dei diversi personaggi. Ma che nasconde una mezza verità. I flashback che raccontano come si è arrivati allo sfruttamento dell’elio-3 lunare ricordano la corsa al petrolio nell’Ovest americano. Prendiamo la scena iniziale de Il petroliere, il film del 2007 di Paul Thomas Anderson che racconta l’inizio di un impero economico basato sull’oro nero.

Senza dire una parola, Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) mostra la tenacia necessaria per sopportare la fatica di un ambiente ostile, il deserto del sud degli Stati Uniti come le monotone distese di regolite lunare. E da questa iniziale operazione di estrazione, di petrolio come anche di valore per un’economia in espansione, si creano una grande ricchezza e una disuguaglianza da cui discenderà un conflitto inevitabile. Non a caso, infatti, il titolo originale del film è There Will Be Blood (“Scorrerà del sangue”).

LA TRILOGIA DELLA Luna, metafora del potere

Anche sulla Luna di McDonald succede qualcosa di simile. Sul satellite infatti, per scelta dell’umanità stessa, vige solamente il diritto commerciale: non c’è diritto penale o civile, e tutto viene deciso attraverso contratti. È una estremizzazione simbolica della sospensione di una serie di regole di convivenza civile che ancora oggi possiamo vedere nella geopolitica, quando si parla di risorse naturali da sfruttare. Non ci si pone problemi a fare affari con i peggiori dittatori, se questo significa avere accesso a concessioni economicamente vantaggiose. Non ci si fa scrupoli a inquinare e devastare alcuni luoghi della Terra, come per esempio quelli in cui si trovano le miniere. L’importante è che non siano visibili, come le attività dei Cinque Dragoni che si svolgono lontano dalla vita terrestre che continua a scorrere come se nulla fosse.

Non ci si pone problemi a fare affari con i peggiori dittatori, se questo significa avere accesso a concessioni economicamente vantaggiose. Non ci si fa scrupoli a inquinare e devastare alcuni luoghi della Terra, come per esempio quelli in cui si trovano le miniere.

Questo “Game of Domes” (gioco di cupole), come lo ha battezzato lo stesso McDonald riecheggiando il Game of Thrones di George R.R. Martin, si svolge sullo sfondo di un world building ricchissimo, per cui ogni dettaglio di questa Luna fantascientifica meriterebbe un approfondimento a parte. Ma soprattutto è una metafora palese, e per questo efficacissima, del fatto che non c’è via di scampo al fatto che il controllo delle risorse significa ancora oggi avere potere, riuscire a esercitarlo e, in virtù di quello stesso potere, vedere sospesi per sé e pochi altri alcune regole che riteniamo elementi fondanti della convivenza civile: il rispetto dell’ambiente e delle persone.

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  • Eliana Odelli

    Eliana Odelli è art director, illustratrice, grafica, designer e autrice. Co-fondatrice del collettivo artistico Balene In Volo.
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  • Marco Boscolo

    Marco Boscolo è giornalista e science writer con la passione per i dati. I suoi contributi appaiono su Le Scienze, il BoLive, il Tascabile, Aula di Scienze Zanichelli e altrove. Con Elisabetta Tola ha scritto “Semi ritrovati” (Codice 2020). Ha realizzato reportage per Radio3Scienza, Radio Popolare e Radio France Internationale. Con Michele Catanzaro ha vinto il Premio Colombine 2021 per una serie di reportage sulle scienziate africane. È socio di formicablu, agenzia di comunicazione e giornalismo scientifico.

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