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LA VITA DOPO ČERNOBYL’

Testo e fotografie di Quintina Valero

24 Febbraio 2021

Tempo di lettura: 4 minuti

Natalia, un’insegnante, si trova all’ingresso del villaggio di Maksimovichy, dove molte case sono state abbandonate dopo il disastro di Černobyl’. Quella che prima era una zona prosperosa è diventata una delle regioni più povere dell’Ucraina.

Nell’aprile 1986, la centrale nucleare di Černobyl’ visse uno dei più grandi incidenti della storia, e uno dei più gravi disastri ambientali del pianeta. La quantità di materiale radioattivo e tossico fu di 500 volte superiore a quello della bomba di Hiroshima nel 1945. Il disastro di Černobyl’ sembra essere stato dimenticato dalla società ma, 33 anni dopo, migliaia di persone convivono ancora con un’aura minacciosa.

Ispirata dal libro “Preghiera per Černobyl’” di Svjatlana Aleksievič, sono andata in Ucraina diverse volte tra il 2015 e il 2016 per vedere di persona gli effetti dell’incidente, devastanti sia sulle persone sia per l’ambiente. Life after Chernobyl ritrae sia la zona di esclusione di un raggio di 30 km intorno alla centrale nucleare sia la regione di Narodyči, 50 chilometri a sud-ovest della famigerata centrale. Questa si è rivelata una delle zone più colpite dalle radiazioni, ma è ciò stato rilevato solo cinque anni dopo l’esplosione. Quasi 100.000 persone sono state colpite, e di queste 20.000 bambini.

Sebbene l’evacuazione risalga al 1991, molte famiglie continuano a vivere a Narodyči e nei villaggi vicini. Negli anni successivi, migliaia di persone tornarono nei villaggi precedentemente evacuati per fuggire alla povertà e alla guerra nelle aree vicine. Queste persone credevano nella loro terra e si rifiutavano di accettare che invisibili radiazioni potessero essere più forti del loro atavico senso di appartenenza.

Ma, tragicamente, quella che prima era un’area prosperosa è diventata oggi una delle regioni più povere dell’Ucraina. Gli effetti delle radiazioni – insieme al collasso dell’agricoltura collettiva, dovuto alla caduta dell’Unione Sovietica – hanno avuto conseguenze tragiche per la popolazione locale e la sua terra.

È stato a lungo consigliato alle persone di non mangiare i prodotti della loro terra, ma la povertà li ha lasciati senza scelta. Le famiglie stanno persino crescendo bambini piccoli nelle aree dove permangono le radiazioni. Questo ha portato a difetti congeniti, malattie cardiovascolari, sistemi immunitari deboli e un aumento di vari tipi di cancro e della mortalità infantile.

La popolazione locale sostiene che le autorità non stiano facendo abbastanza per garantire un ambiente sicuro. Ciò è particolarmente vero nei villaggi remoti, dove le persone hanno difficoltà ad accedere a ospedali e cure mediche. Molte di queste famiglie fanno affidamento sugli aiuti internazionali per i trattamenti medici di base.

Queste fotografie sono una testimonianza delle vite di coloro che portano avanti l’eredità velenosa di Černobyl’.

Iana Vasilieva, 6 anni, nella sua casa nel villaggio di Maksimovichy. Nei villaggi remoti, con accesso limitato a ospedali e medici, i controlli delle radiazioni non sono più disponibili.

Tatiana Ignatiuk siede nella sua cucina a Maksimovichy, dove vive con i suoi tre figli e il marito che lavora nella foresta. Le persone qui coltivano e mangiano ancora prodotti di produzione propria, ma i cibi irradiati hanno influito sulla salute delle persone.

Una casa abbandonata a Pryp”jat’, Černobyl’. La città fu evacuata nell’aprile del 1986, il giorno dopo il disastro.

Valentina, presidente dei Children-Chernobyl Invalids, in visita alla sua casa abbandonata di Pryp”jat’.

Una casa nella città di Bolotnitsa, dove molte persone furono trasferite dopo il disastro di Černobyl’.

La chiesa di Černobyl’, all’interno della zona di esclusione di 30 km.

Emir con sua moglie Nastia Natsik e le figlie Iuliana e Madina a Chrystynovka. Lia, sua figlia di due anni, ha un tumore al cervello. Emir è fuggito dal conflitto in Abcasia (Georgia) quando aveva undici anni, tre anni dopo l’incidente di Černobyl’.

Dentisti provenienti da Kiev visitano i villaggi del distretto di Narodyči per controllare la salute dei bambini. Dopo il disastro di Černobyl’, molti bambini soffrono di malattie e malnutrizione.

Mischa, 4 anni. 30 anni dopo il disastro di Černobyl’, migliaia di persone vivono ancora nella terra contaminata. Questo ha portato a malformazioni congenite, sistemi immunitari fragili e varie tipologie di cancro.

Anna mostra le mele provenienti dal suo albero. Vive nel villaggio di Copachichi, all’interno della zona di esclusione.

Un’anziana donna cieca a Vyzovka, dove molte famiglie furono trasferite dopo il disastro.

Chernobyl’ska Puscha – La foresta di Černobyl’.

Iana, 3 anni, nella sua casa di Vyzovka, dove molte famiglie furono trasferite dopo il disastro.

Una casa abbandonata a Pryp”jat’, Černobyl’.

Quintina Valero è una fotografa spagnola che sviluppa e produce storie fotografiche su diritti umani e questioni sociali, con un’enfasi sulla migrazione. Il suo lavoro Life after Chernobyl ha ricevuto premi internazionali tra cui il Festival della Fotografia Etica, Documenting Humanity 2016 (Italia).

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