SALICORNIA VENETA, LAGUNA ROSSA

di Gianluca Liva

La Salicornia veneta è una pianta succulenta che caratterizza i paesaggi lagunari del nord Adriatico. Questa piccola specie che cresce tra la terra e il mare, però, può farci capire la complessità nascosta della preservazione degli habitat naturali, oggi e nel prossimo futuro.

17 Settembre 2021

Tempo di lettura: 4 minuti

Salicornia veneta

Illustrazione di Daniela Germani.

Le piante del genere Salicornia sono peculiari e caratterizzanti. Le salicornie si insediano su terreni salini o alcalini, a stretta vicinanza con le acque salmastre, e dipingono paesaggi unici e colorati. La salicornia europea (Salicornia perennans) è una specie molto diffusa nell’area mediterranea, presente lungo le coste italiane, da nord a sud. Il fusto delle salicornie è ben eretto, corposo, di un verde intenso.

Una particolare salicornia, durante un breve periodo di fioritura alla fine estate, cambia gradualmente colore, dal verde al rosso, e tinge il panorama lagunare. È Salicornia veneta, una specie endemica nel nord del mare Adriatico, presente solo in alcuni litorali, in particolare in Veneto, Emilia Romagna e Friuli – Venezia Giulia. La distribuzione di Salicornia veneta è molto limitata, al punto da essere inserita negli allegati II e IV della Direttiva Habitat. Anche se in questo momento Salicornia veneta non è una specie a rischio di estinzione, la sua unicità la pone al centro di una attività di monitoraggio. Nel suo piccolo, la Salicornia veneta racchiude quegli elementi di complessità che ben descrivono la difficoltà che si possono incontrare per preservare gli habitat naturali nel prossimo futuro. 

«L’individuazione di Salicornia veneta come specie a sé stante è recentissima e risale al 1969, quando venne descritta da Sandro Pignatti e Duilio Lausi» racconta Michela Tomasella, botanica del Servizio biodiversità, Osservatorio biodiversità della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, «fu osservata per la prima volta nella laguna di Venezia e studi successivi ne hanno evidenziato la presenza anche abbondante nella laguna friulana. C’è stata anche una segnalazione, confermata, in Sardegna. Il fatto che sia stata osservata solo in tempi recenti non deve stupire. Le specie del gruppo delle salicornie, infatti, non sono facili da identificare, nemmeno per i botanici più esperti».

Le salicornie sono piante succulente e hanno un aspetto rigonfio per via del loro tessuto di riempimento – chiamato parenchima acquifero – molto sviluppato. Hanno una elevata pressione osmotica interna che le permette di assorbire acqua dal terreno e affrontare così i contesti ambientali più salmastri. 

«Le salicornie non hanno “veri” fiori: sono molto nascosti ed è necessaria una lente di ingrandimento per vederli. A un primo sguardo non è semplice distinguere Salicornia veneta dalle altre specie. Tuttavia, ci sono alcune caratteristiche che la rendono davvero unica» spiega Tomasella. «Il principale elemento di distinzione è l’annualità. Nasce, fruttifica e fiorisce nella tarda estate, quando inizia a rosseggiare. È quello il momento ideale per avere la certezza dell’identificazione. Vive in ambienti che sono quasi perennemente bagnati dall’acqua salmastra, in zone difficilmente raggiungibili, spesso su terreni dove giunge l’acqua della marea. In più il suo carattere distintivo è la grandezza dei fiori e dei frutti, che di solito sono tre per ogni articolo fertile, vicini, più o meno della stessa grandezza. Nelle altre specie di salicornia, invece, il fiore centrale è più grande degli altri. Per ultimo, è bene sempre considerare che Salicornia veneta presenta una tipica forma, detta “a candelabro”. Solo con un po’ di esperienza è possibile identificarle».

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Salicornia veneta e il mare che avanza

Il fenomeno dell’erosione costiera, che spesso minaccia l’esistenza di specie sia vegetali che animali, ha conseguenze diverse per le popolazioni di Salicornia veneta. Paradossalmente, l’avanzare dell’acqua ha permesso a Salicornia veneta di colonizzare lembi di terra che in passato erano occupati da altre piante. «Gli ambienti lagunari, come le barene, (terreni periodicamente sommersi dalle maree n.d.a.) sono soggetti a erosione a causa dell’innalzamento dei mari. Per assurdo, questo fenomeno permette a Salicornia veneta di occupare nuovi ambienti dove prima l’acqua non arrivava – chiarisce Tomasella -. Tuttavia, è una pianta così selettiva e dalla distribuzione così limitata che è necessario proteggerla. Le azioni di salvaguardia, allora, possono essere efficaci anche per tutto il contesto lagunare: le piante e gli animali associati a questi ambienti sono particolarissimi e delicati». 

Di recente, le salicornie hanno fatto parlare di sé anche in ambito gastronomico. Uno dei nomi con cui viene chiamata Salicornia europea è “asparago di mare”, per via del suo gusto saporito e della ricchezza di nutrienti. La salicornia era un alimento diffuso tra le popolazioni costiere del passato, e solo di recente è stato riscoperto grazie al lavoro di alcune realtà specializzate nel proporre cibi genuini e raccolti a poca distanza dal luogo di lavorazione. Questa riscoperta di sapori antichi non ha nulla a che fare, però, con  Salicornia veneta, la cui raccolta è proibita e non ne è consentito l’uso alimentare. Al momento non sussiste un fenomeno diffuso di raccolta illegale. Tuttavia, le possibilità di cogliere una Salicornia veneta confondendola per una “comune” sono alte. È sempre bene prestare attenzione quando ci si reca a raccogliere germogli di salicornia per imbastire ricette raffinate.  Salicornia veneta non sarà in grado di sfamarci ma permette di distinguere, con il suo colore rosso, il confine sfumato tra terra e mare nei giorni in cui il caldo si attenua, e l’estate cede con calma il passo all’autunno.

Gianluca Liva è storico e giornalista scientifico. Si occupa di attualità, ambiente e storia della scienza.

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Daniela Germani è geologa specializzata in paleontologia e illustratrice appassionata di tematiche naturalistiche e ambientali.

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