C’È VITA NEI CIMITERI

di Francesco Martinelli

Per piante e animali che vivono in aree urbanizzate i cimiteri sono piccole oasi, con un’importanza ecologica spesso sottovalutata.

4 Dicembre 2020

Tempo di lettura: 4 minuti

cimiteri

Illustrazione di Eliana Odelli.

C’è vita nei cimiteri. Per spiegare questo apparente ossimoro, probabilmente il modo migliore è iniziare dallo strano caso del Woodland Cemetery a Hamilton, in Ontario, in cui qualche anno fa venne alla luce un conflitto atipico: birdwatcher contro parenti dei defunti.

L’antico cimitero della città di Hamilton infatti, oltre alle salme di centinaia di cittadini, ospita una notevole quantità di specie animali e vegetali, in certi casi anche rare. Più di 240 specie di uccelli sono state avvistate dagli anni ‘50, alcune stanziali e altre di passaggio, come i coloratissimi Uccelli azzurri orientali del genere Sialia o l’Aquila di mare dalla testa bianca.

La massiccia presenza di specie considerate buoni soggetti fotografici ha reso il Woodland Cemetery una meta gettonata per i birdwatcher, i quali in certe circostanze si sono fatti prendere troppo la mano, ad esempio piazzando cibo sulle tombe o battendo gli alberi per far uscire i gufi durante il giorno. Comportamenti che hanno generato in alcuni visitatori “classici” del cimitero un malcontento che ha vissuto nel 2017 la sua “fase acuta”.

Tralasciando i dettagli grotteschi, la vicenda di Hamilton è rappresentativa di un dato inconfutabile: c’è vita nei cimiteri. In un mondo in cui l’urbanizzazione e il consumo di suolo aumentano senza sosta da decenni, gli habitat naturali si riducono e vengono frammentati. In risposta la vita, nel migliore dei casi, fa quello che ha sempre fatto: si adatta, cambiando bioritmi, areali, comportamenti.

Già nel 1915 il naturalista statunitense Thomas Gilbert Pearson parlava dei cimiteri come di “santuari” per gli uccelli.


In un contesto simile, le oasi verdi all’interno delle aree urbanizzate assumono oggi un ruolo più che mai importante, quello di rifugio, veri e propri hot spot di biodiversità urbana. Già nel 1915 il naturalista statunitense Thomas Gilbert Pearson parlava dei cimiteri come di “santuari” per gli uccelli e nel corso degli anni diversi studi ne hanno dimostrato l’importanza per la conservazione di muschi, licheni, specie vegetali e mammiferi.

Tuttavia, mentre ai parchi viene comunemente riconosciuto questo ruolo, la rilevanza ecologica dei cimiteri, per motivi facilmente intuibili, rimane probabilmente sottovalutata. In uno studio pubblicato nel 2019 su Global Ecology and Conservation, si sottolinea come in molti casi chi gestisce i cimiteri non tenga conto degli aspetti ecologici: ciò si traduce nell’introduzione di specie aliene e invasive, in un eccessivo sfruttamento di risorse naturali come l’acqua o in una pianificazione degli spazi poco attenta agli habitat degli animali. Lo stesso studio giunge a una curiosa conclusione: «al fine di preservare il valore naturale dei luoghi di sepoltura sacri, in alcuni casi lo sforzo dovrebbe concentrarsi sul ripristino della devozione religiosa e dello stile di vita tradizionale della popolazione locale».

Iscriviti alla nostra Newsletter. Potrai partecipare alla crescita di RADAR e ricevere contenuti extra sugli articoli che pubblichiamo.

Il comportamento umano non è un fattore da sottovalutare: il disturbo che ne deriva infatti è in grado di influenzare l’assetto di un habitat. I cimiteri – e più in generale i luoghi sacri, in cui la presenza umana è certamente discreta e il disturbo umano è minore rispetto a tutti gli altri contesti urbani – sono ambienti particolari e interessanti.

Proprio su questo aspetto si focalizza uno studio pubblicato su Science of the Total Environment, in cui si analizza il comportamento di 44 specie di uccelli in 169 fra parchi e cimiteri di Francia, Repubblica Ceca, Italia e Polonia. Misurando la “distanza di sicurezza” degli uccelli, cioè la distanza minima alla quale è possibile avvicinare gli animali prima che spicchino il volo, è stato possibile osservare come nei cimiteri questi siano decisamente più tolleranti nei confronti della presenza umana e quindi meno influenzati da questa.

«Abbiamo dimostrato come le stesse specie di uccelli riescano ad adattare i loro comportamenti in risposta alle attività umane», dice Federico Morelli, ornitologo ricercatore dell’Università di Praga che ha coordinato lo studio, «gli uccelli sono più nervosi nei parchi di quanto non lo siano nei cimiteri, questo probabilmente è dovuto al fatto che in questi ultimi c’è una minore densità di persone e che queste hanno comportamenti meno minacciosi, come camminare più lentamente e parlare a bassa voce. Inoltre di solito le persone non entrano nei cimiteri con gatti o cani, cosa che invece accade nei parchi».

L’approccio […] non intensivo nella gestione della vegetazione, la presenza di vecchi alberi, la disponibilità di acqua e l’atteggiamento discreto dei visitatori rendono il camposanto un ottimo luogo dove vivere.


Per questioni probabilmente culturali, i cimiteri sono meno studiati rispetto ai parchi, ma dal punto di vista ecologico non sono meno importanti. Ad esempio, nel cimitero ebraico di Berlino, uno dei più grandi d’Europa, sono presenti ben 604 specie fra piante, artropodi e uccelli. L’approccio generalmente non intensivo nella gestione della vegetazione, la presenza di vecchi alberi, la disponibilità di acqua e l’atteggiamento discreto dei visitatori rendono il camposanto un ottimo luogo dove vivere.

«Abbiamo osservato valori di biodiversità del tutto simili in parchi e cimiteri» spiega Morelli, «questo ci pone di fronte all’evidenza che anche i cimiteri possono essere considerati delle vere e proprie isole di biodiversità urbana».

CATEGORIE

Francesco Martinelli è un naturalista e giornalista scientifico. Si occupa di natura e conservazione, con particolare attenzione per la sostenibilità ambientale e culturale dell’entroterra italiano.

Facebook | Instagram

Eliana Odelli è art director, illustratrice, grafica, designer e autrice. Co-fondatrice del collettivo artistico Balene In Volo.

Instagram

Noi di RADAR crediamo nel giornalismo partecipato. Per questo vogliamo sentire la voce di chi ci legge.

Se hai commenti, domande, critiche o curiosità su questo articolo, scrivici a partecipa@radarmagazine.net