Viaggiare a piedi

Fotografie di Ilaria Di Biagio
Reinventare il turismo è un passo necessario per garantire un futuro a questo settore in crescita costante da decenni, ma di cui iniziano a emergere i problemi di sostenibilità ambientale (e non solo).

16 minuti | 7 Maggio 2021

È l’agosto del 2016 e il sole è alto nelle valli dell’estremo nord dell’Italia, mentre i fotografi Ilaria Di Biagio e Pietro Vertamy stanno percorrendo a piedi una serie di sentieri, tra abeti rossi e larici, in un silenzio insolito per l’Alto Adige in questo periodo. In estate infatti migliaia di turisti e camminatori ogni giorno visitano la regione, tuttavia si concentrano sui sentieri di alta montagna. Ilaria e Pietro invece si trovano più in basso, attorno ai mille metri. Una quota poco frequentata, in cui gli abitanti della montagna sono ancora rudi e non sempre disposti o abituati ad accogliere forestieri.
I due fotografi lavorano a Iterartis, un progetto che ha l’obiettivo di individuare itinerari da percorrere a piedi, per collegare alcuni dei più importanti luoghi dell’arte altoatesini.

«Il lavoro sul campo è durato circa un mese e mezzo di cammino effettivo. L’intero mese di agosto 2016 lo abbiamo trascorso camminando mentre nei giorni precedenti e in quelli successivi ci siamo dedicati a completare le tappe mancanti. Dal punto di vista personale è stata un’esperienza estremamente emozionante, perché erano luoghi della mia infanzia e la memoria visiva, seppur molto diluita, era rimasta», racconta Ilaria, che ha ereditato una parte importante della sua passione dalla madre, Gioia Conta, docente di Geografia storica del mondo antico all’Università di Pisa, scomparsa nel 2001. L’idea di Iterartis è nata proprio tra le pagine di una serie di volumi dedicati ai luoghi dell’arte dell’Alto Adige che Gioia Conta aveva realizzato negli anni ‘80 e ‘90.

Chiesetta di Sant’Elena, dei primi del XV sec., Nova Ponente.
«Nel mio lavoro mi concentro sul ricordo e sulla memoria, spesso associati a una ricerca territoriale antropologica» spiega Ilaria, che prosegue: «In questo caso c’è stata una forte componente personale che ha arricchito il tutto. A parte ciò, il patrimonio artistico di quelle zone è enorme e abbiamo dovuto necessariamente fare una cernita. In accordo con la diocesi di Bolzano-Bressanone abbiamo individuato le mete più interessanti, specialmente per quanto riguarda l’arte sacra, e ci siamo messi in cammino».

Il medioevo è stato per l’Alto Adige un periodo movimentato; questa terra di confine ha risentito di numerosi influssi, testimoniati da una produzione artistica varia, che oggi resiste in una notevole quantità di piccole pievi affrescate e di castelli.
«Nonostante sapessimo bene quali luoghi avremmo visitato, la cosa che più ci ha colpito è stata la bellezza di queste chiese trecentesche», prosegue Ilaria
«una su tutte è San Procolo, a Naturno, che è diventata il simbolo dell’arte altoatesina con il suo ciclo di affreschi medievali, commoventi per la loro semplicità. Ci sono poi castelli incredibili, come Castel Tirolo o Castel Coira, nella zona del lago di Resia, sull’antica via Claudia Augusta, che partiva da Merano per arrivare in terre germaniche, fino al Danubio».

Via Crucis per raggiungere la Chiesetta di S.Spirito in Predoi, della metà del XV sec., la chiesa più a nord del territorio italiano, Valle Aurina.
Chiesa di Santa Barbara, del XV sec., sul sentiero nella tappa da Colfosco al Santuario di Santa Croce, Alta Badia.
Un castagno secolare sul sentiero d’acqua meranesi nella tappa da Merano a Naturno, Val Venosta.
Affreschi nella Chiesa dell’Ospedale della Santissima Trinità di Laces/Latsch, di fine XV sec, Val Venosta.
I 500 chilometri di cammino percorsi da Ilaria e Pietro hanno dato origine a 22 itinerari, cammini che battono percorsi già esistenti e luoghi già conosciuti, ma che individuano un criterio nuovo per fruire ed esplorare il territorio.
La reinterpretazione del turismo, l’individuazione di luoghi e modalità nuove per vivere l’esperienza turistica, sono aspetti fondamentali del futuro di questo settore in crescita costante da decenni e che, soprattutto recentemente, sta iniziando a scontrarsi con vari problemi di sostenibilità ambientale e non solo.

Nel 1975 i viaggiatori internazionali erano 165 milioni, nel 2018 si è arrivati a quasi 1,4 miliardi, una crescita esponenziale che porta con sé inevitabili conseguenze. Secondo uno studio pubblicato su Nature, il settore turistico è responsabile dell’emissione dell’8% dei gas serra di origine antropica. In particolare, le principali attività alla base delle emissioni sono legate a cibo, shopping e trasporti. L’impatto del turismo va oltre alla carbon footprint e si ripercuote sia sulla biodiversità che su aspetti sociali e culturali molto più difficilmente quantificabili. Non solo, la presenza di orde di turisti, molto spesso concentrate in pochi siti di grande interesse e in precisi periodi dell’anno, talvolta può generare una pressione locale insostenibili in termini di consumo di risorse come energia, acqua e cibo.

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Sfalcio del fieno lungo il sentiero da Passo Gardena a Colfosco, Alta Badia.
Lungo il sentiero da Campo Tures a Riva di Tures, Valle Aurina.
Il concetto di turismo sostenibile compare a più riprese nell’agenda 2030 dell’ONU ed è uno dei concetti centrali nei programmi della UNWTO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere un turismo responsabile. La stessa organizzazione ha come obiettivo esplicito quello di riequilibrare il settore turistico e sfruttare l’occasione offerta dalla pandemia per ripensare alcuni paradigmi.

Un esempio che va nella stessa direzione arriva dalla Nuova Zelanda, che ha annunciato un piano per trasformare alcune delle mete turistiche più frequentate, per “alleggerire la pressione ambientale e sociale che le folle di turisti internazionali hanno imposto alle piccole città”. Il governo centrale destinerà dei fondi per favorire la conversione di alcune imprese, aiutando così le comunità locali a superare la dipendenza dal turismo internazionale.

L’emergenza mondiale legata al COVID-19 ha costretto milioni di persone a rivedere il proprio modo di fare turismo, accelerando un processo che di fatto era già in atto. Improvvisamente, l’isolamento è diventato un fattore di cui non si può fare a meno e così, i luoghi remoti e poco battuti sono ora mete privilegiate che da molti non venivano considerate nell’era pre-COVID.

La seggiovia Merano-Tirolo, vista dalla Passeggiata Tappeiner che collega a piedi le due località.
Nei pressi del Museo Bagni Egart, nel sentiero verso Naturno, Val Venosta.
La diluizione dei flussi turistici su aree più ampie sembra essere la chiave per mitigare, almeno in parte, gli impatti del settore. In quest’ottica è ragionevole pensare che i cammini, per definizione esempi di turismo lento e poco massificato, con spostamenti più brevi e un minore utilizzo dei mezzi, giocheranno un ruolo importante.

In Italia esistono numerosi cammini, i più popolari sono poco più di una decina, ma il numero è in costante aumento. Come spesso accade, molti di questi hanno una matrice religiosa, e ripercorrono i tracciati di santi e figure mistiche. I più famosi sono il Cammino di San Francesco o Via Francigena. Altri invece si basano su quanto rimane di vie storiche di collegamento, come la spettacolare Via Vandelli, considerata una autostrada del Settecento che attraversa i monti tra Emilia e Toscana.

Mappa illustrata dell’itinerario “Val d’Adige e Bassa Atesina” in 5 tappe da Bolzano a Nova Ponente. Mappa di Gioia Di Biagio.
Secondo un dossier di Terre di Mezzo Editore, nel 2020, lungo i 14 principali cammini d’Italia sono state rilasciate 29.246 credenziali, i certificati che vengono consegnati ai pellegrini dalle associazioni che gestiscono i singoli cammini. A questo numero si aggiungono tanti camminatori che non hanno lasciato una traccia ufficiale o che hanno percorso itinerari informali. Secondo lo stesso dossier, sono molte le persone che hanno fatto un cammino per la prima volta, con una preferenza per i cammini brevi, di durata inferiore ai 10 giorni.

Sebbene nel 2020 si sia registrato un inevitabile calo di oltre il 30% dei camminatori, la tendenza resta comunque chiara: c’è sempre più interesse attorno a questo modo di vivere il turismo.

Con una visione lungimirante è però necessario pensare a come evolverà lo scenario nei prossimi anni, perché se è vero che al momento i cammini rappresentano una valvola di sfogo importante per alleggerire la pressione turistica, è anche vero che in futuro potrebbero generare problemi analoghi. Lungo il Cammino di Santiago, che nel 2019 ha toccato quota 347.000 pellegrini, si sta da tempo intervenendo con attività di sensibilizzazione, rese più complesse dal fatto che una simile moltitudine di pellegrini è estremamente eterogenea anche nei comportamenti e quindi più difficile da “educare”.

Lungo il sentiero da Riva di Tures a Predoi, Valle Aurina.
Lago di Monticolo, sulla strada del vino verso Magré, Oltradige-Bassa Atesina.
Lago di Caldaro, sulla strada del vino verso Magré, Oltradige-Bassa Atesina.
In una radura nei pressi della Chiesa San Silvestro, Prato alla Drava, San Candido.
Per scongiurare questo effetto Santiago, e allo stesso tempo sfruttare i tanti aspetti positivi dei cammini, un passaggio fondamentale è individuare nuovi itinerari, renderli percorribili e vivibili e farli conoscere.
L’intento di Around the Walk, il progetto contenitore all’interno del quale Ilaria e Pietro hanno sviluppato Iterartis e molti altri lavori, è proprio quello di aprire nuovi percorsi e creare itinerari diversi rispetto alla sentieristica tradizionale.

«Solitamente svolgiamo una mappatura preliminare in cui valutiamo i passaggi migliori da percorrere, strade bianche o sentieri non battuti. C’è uno spirito di avventura di fondo per cui sbagliare strada e tornare indietro va messo in conto», spiega Ilaria. «Le mappature che portiamo a termine non prevedono proposte di alloggi. Questo rende il viaggio molto più leggero, senza vincoli di orario. Arrivare a piedi e raccontare il proprio viaggio ti permette spesso di avere un accesso speciale e privato a certi luoghi».

San Giacomo in Castellaz, con origini del XI sec. e un ciclo di affreschi romanico, Termeno, Oltradige-Bassa Atesina.
Sul sentiero verso Pinzano, Oltradige-Bassa Atesina.
Gli itinerari di Around the Walk si possono trovare su Ammappa l’Italia, che si autodefinisce una “Wikipedia dei sentieri, delle strade bianche, delle mulattiere, che solo le persone del luogo conoscono e che, condivisi, permettono di organizzare anche escursioni di più giorni per il territorio italiano”.
Un archivio aperto in cui chiunque può caricare nuovi percorsi o fruire quelli già presenti. Sulla stessa linea, ma con modalità diverse, a giugno 2020 il CAI ha lanciato l’iniziativa Scopriamo nuovi sentieri, una mappatura di nuovi itinerari, sentieri e percorsi meno noti che possono essere segnalati online dai camminatori.
Lungo il sentiero verso Cortaccia sulla Strada del Vino, Oltradige-Bassa Atesina.
Gruppo del Sella, Sentiero da Passo Gardena a Colfosco, Alta Badia.
«L’Italia è un paese comodissimo per viaggiare a piedi, perché troviamo un paesino ogni venti chilometri, quindi è molto agile e ci si trova raramente in situazioni di vuoto totale», conclude Ilaria. «D’altra parte da noi la cultura del cammino è poco radicata e dobbiamo affrontare alcuni problemi, come l’aumento dei prezzi non appena si crea interesse turistico, come successo con la Via Francigena. Questo è un ostacolo che preclude l’esperienza a molti ed è in contraddizione con un’esperienza umile come il cammino».

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  • Francesco Martinelli

    Francesco Martinelli è un naturalista e giornalista scientifico. Si occupa di natura e conservazione, con particolare attenzione per la sostenibilità ambientale e culturale dell’entroterra italiano.
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  • Ilaria Di Biagio

    Ilaria Di Biagio è una fotografa freelance. Nella sua ricerca artistica è interessata all’indagine del territorio, alla sua memoria ed al rapporto che gli abitanti hanno con il proprio ambiente. Insieme a Pietro Vertamy ha creato Around The Walk, laboratorio errante di indagine visuale con cui ha ideato il progetto “Iter Artis”.
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