UN PO’ DI COSE DA SAPERE SUL MORSO DI VIPERA

di Francesco Martinelli

Come ogni estate, alcuni episodi di morsi di vipera riesumano la nostra antica e irrazionale paura dei serpenti.

16 Luglio 2021

Tempo di lettura: 4 minuti

morso di vipera

Illustrazione di Daniela Germani.

In Italia negli ultimi dieci anni sono morte meno di dieci persone per morsi di serpenti velenosi. Un numero sicuramente importante, ma molto inferiore rispetto alle circa dieci vittime all’anno di calabroni, vespe e api. Certo, non è una grande consolazione sapere che esistono animali che mietono più vittime, ma questo la dice lunga su quanto la percezione del rischio sia assai soggettiva, specialmente se si parla di serpenti. Chi frequenta anche solo di sfuggita campagne e montagne italiane, sa bene quanto sia sistematica la strage di serpenti che, a prescindere dalla loro pericolosità, vengono eliminati da agricoltori, escursionisti, cercatori di funghi o semplici passeggiatori della domenica.
Alla base di questa ostilità c’è la paura (secondo alcuni innata, secondo altri acquisita) ma c’è anche la scarsa informazione, sia sul ruolo ecologico dei serpenti, sia sulla effettiva pericolosità del morso di vipera.

Appena poche settimane fa una bambina è stata ricoverata all’ospedale di Polistena, in Calabria in condizioni tali da richiedere la somministrazione del siero, una notizia finita sui giornali per via della staffetta di 300 km organizzata dalla Polizia per trasportare il farmaco, che si trovava a Matera. Il “siero antivipera” oggi non è più diffuso come qualche anno fa, viene utilizzato molto raramente e solo in caso di stretta necessità.
La bambina era stata morsa da una vipera, quasi sicuramente una Vipera aspis hugyi, diffusa nel sud del nostro paese, la stessa sottospecie che nel 2018 aveva provocato la morte di Antonia Lettieri, signora settantenne deceduta dopo essere stata morsa nelle campagne del Cilento.

Seppur estremamente rari, episodi di questo tipo alimentano l’odio diffuso nei confronti di animali in realtà fondamentali per l’ecosistema e perlopiù innocui per gli esseri umani.

I serpenti velenosi in Italia

In Italia esistono in totale sette specie di serpenti velenosi: colubro lacertino (Malpolon monspessulanus) e serpente gatto (Telescopus fallax) sono due specie rare nel nostro paese, hanno un carattere aggressivo ma non sono pericolose, perché hanno i denti veleniferi nella zona posteriore della bocca e quindi difficilmente riescono ad inoculare il veleno in un essere umano; le altre cinque specie sono vipere, il marasso (Vipera berus), la vipera di Orsini (Vipera ursinii), la vipera dal corno (Vipera ammodytes), la vipera comune (Vipera aspis) e la più “giovane” vipera dei Walser (Vipera walser) riconosciuta come specie a sé pochi anni fa.

Alla base di questa ostilità c’è la paura ma anche la scarsa informazione, sia sul ruolo ecologico dei serpenti, sia sulla effettiva pericolosità del morso di vipera.


Le vipere sono le uniche specie italiane che possono destare qualche preoccupazione dal punto di vista della salute, anche se con conseguenze quasi mai mortali. I dati sono estremamente frammentati e non esiste un database unico, ma le stime dicono che un morso di vipera risulta fatale soltanto nello 0,1% dei casi e quasi sempre a causa di complicazioni collaterali come reazioni allergiche, infarti o ictus e non dall’effetto diretto del veleno.
Il veleno è un mix di proteine con un’azione principalmente emotossica, che altera quindi la coagulazione del sangue, tuttavia contiene anche neurotossine in grado di interferire con il sistema nervoso, presenti in percentuale variabile in funzione della specie e della geografia.

«Le vipere del Trentino e quelle dell’Appennino Tosco-Emiliano generalmente hanno un veleno più concentrato» spiega la dottoressa Francesca Assisi del Centro Antiveleni di Milano «in ogni caso la risposta al morso è soggettiva, dipende dallo stato di salute della persona e dalla quantità di veleno che ha in quel momento l’animale. Ad esempio è stato studiato come in habitat stressati le vipere abbiano un veleno più concentrato e di conseguenza il rischio di intossicazione sia maggiore. Se invece la vipera ha appena mangiato è probabile il cosiddetto morso secco, cioè senza veleno».

Iscriviti alla nostra Newsletter. Potrai partecipare alla crescita di RADAR e ricevere contenuti extra sugli articoli che pubblichiamo.

Trattare il morso di vipera

Come viene trattato in ospedale il morso di vipera? Spiega ancora Assisi: «Normalmente per tenere sotto controllo gli effetti del veleno sono sufficienti dei farmaci classici, come cortisone, antibiotici e anticoagulanti nel caso di pazienti anziani, i soggetti più a rischio. Solo in presenza di reazioni sistemiche importanti o se l’edema intorno al morso peggiora si inietta il siero, generalmente non tanto per un concreto pericolo di morte quanto più per ridurre la durata e l’intensità degli effetti del veleno».

Fino agli anni ‘90 il siero era acquistabile in farmacia, ma il rischio di reazioni allergiche in condizioni non controllate era troppo elevato. Si è quindi deciso di ritirarlo.

«Il siero antiofidico, che è prodotto a partire da anticorpi di capre o cavalli a cui vengono somministrate piccole dosi del veleno, può dare su soggetti allergici problemi legati alla risposta immunologica più pericolosi del veleno stesso, è per questo che non viene più venduto in farmacia ma viene somministrato da un anestesista in ambiente ospedaliero e solo quando è veramente necessario. Anni fa gli escursionisti si portavano le fiale in zaino, rischiando anche di iniettarsi un siero deteriorato per via del cattivo stato di conservazione».

Normalmente per tenere sotto controllo gli effetti del veleno sono sufficienti dei farmaci classici, come cortisone, antibiotici e anticoagulanti


Oggi come strumento di primo soccorso contro i morsi di vipera sono molto popolari gli stimolatori elettrici, che vengono venduti come efficaci contro gli agenti emotossici. Ma sono realmente utili? E quali sono le operazioni da fare dopo un morso di vipera?


Dice Assisi: «I presidi elettrici sono utili per le punture di insetto, ma sui morsi di vipera servono a poco. Le cose da fare in caso di morso sono lavare la zona del morso, disinfettarla, bloccare l’arto come se fosse fratturato evitando di muoversi troppo e recarsi immediatamente al pronto soccorso più vicino».

CATEGORIE

Francesco Martinelli è un naturalista e giornalista scientifico. Si occupa di natura e conservazione, con particolare attenzione per la sostenibilità ambientale e culturale dell’entroterra italiano.

Facebook | Instagram

Daniela Germani è geologa specializzata in paleontologia e illustratrice appassionata di tematiche naturalistiche e ambientali.

Facebook | Instagram