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L’ORO DEL DIAVOLO

Testo e fotografie di Elisabetta Zavoli

2 Luglio 2021

Tempo di lettura: 4 minuti

Un venditore di gioielli, in un villaggio rurale di Lombok centrale, mostra una grossa pepita d’oro. Nel suo negozio si vende oro a 250.000 Rupie Indonesiane (circa 16 euro) al grammo. Sekotong Tengah, Lombok, Indonesia, 2014.

La corsa all’oro in Indonesia, sulle isole di Lombok e Sumbawa occidentale, è un fenomeno abbastanza recente. Dina, un contadino di Lombok di 28 anni che oggi fa il minatore, racconta: «Prima del 2009, le persone nella zona di Monte Prabu erano tutti agricoltori o lavoratori a giornata nell’edilizia e nel piccolo commercio. Intorno al 2008, alcuni connazionali da Giava e dal Kalimantan sono venuti qui per insegnarci come estrarre l’oro dal suolo e dalle rocce. Da allora tutti hanno voluto diventare minatori».

Il motivo è molto semplice: il reddito medio, per una giornata di lavoro di un contadino o di un pescatore, è di circa 10.000 Rupie Indonesiane (circa 0,6 Euro), mentre per l’attività artigianale di estrazione dell’oro, il reddito giornaliero pro capite sale a 50.000 e può arrivare fino a 100.000 Rupie Indonesiane (tra 3 Euro e 6 Euro circa). L’estrazione artigianale dell’oro, però, rilascia nell’ambiente quantità pericolose di mercurio.

Nel 2008/2009, la quantità di oro che si poteva ricavare da un sacco da 30 kg di suolo era pari a 10-20 grammi; ma già nel 2014 era scesa a meno di un grammo per sacco. La situazione economica generale di molti villaggi subì un duro colpo: gli abitanti, rapiti dall’abbondante e facile ricchezza dei primi anni di attività non avevano messo da parte i risparmi né avevano investito i loro guadagni, anzi, avevano speso tutto in beni di consumo come motorini, gioielli o prodotti hi-tech. «Quando non ci sarà più terra da cui estrarre l’oro, tornerò a fare il contadino», afferma Dina. Così, a partire dalla metà del decennio, molti minatori di Lombok hanno iniziato a migrare verso il villaggio di Taliwang sull’isola di Sumbawa occidentale, a sole 2 ore di traghetto, contribuendo all’espansione del fenomeno, con le stesse modalità con cui era arrivato sull’isola di Lombok.

Secondo un monitoraggio del 2017, in tutto l’arcipelago Indonesiano i siti di estrazione artigianale dell’oro (ASGM) sono 1200, localizzati in 30 province (su un totale di 34, in tutto il Paese). Il numero di minatori coinvolti supera il milione di persone, senza contare donne e bambini che spesso lavorano in attività correlate e sono ugualmente esposti alla contaminazione da mercurio.

Un sito di estrazione artigianale dell’oro, bonificato dal proprietario del terreno, è in fase di chiusura dopo essere stato scavato illegalmente dai minatori dei villaggi circostanti per più di quattro anni. Le piccole capanne, ricoperte di teloni cerati blu, nascondono l’ingresso delle gallerie. Monte Prabu, Lombok, Indonesia, 2014.

Dina, 28 anni, si accende una sigaretta seduto davanti a un negozio di alimentari dopo una giornata di lavoro passata a estrarre oro dal suolo accumulato dietro alle sue spalle. Da cinque anni ha smesso di lavorare come contadino ed è diventato un minatore. Mount Prabu, Lombok, Indonesia, 2014.

L’estrazione artigianale dell’oro non solo cambia radicalmente l’economia di una regione, ma modifica profondamente anche l’ambiente: le colline nella provincia di Sekotong sono indebolite dalle centinaia di tunnel scavati a mani nude che permettono ad un solo uomo alla volta di avanzare a carponi. I cunicoli sono stati scavati dai minatori, ex contadini senza alcuna conoscenza di tecnica estrattiva, e formano una fitta rete di cavità responsabili del crollo di porzioni della montagna che spesso inghiotte decine di vite degli uomini-talpa.

L’estrazione dell’oro con mercurio avviene in tamburi rotanti, ognuno dei quali può macinare 5 kg di terreno con 100 grammi di mercurio liquido e acqua. Di solito la famiglia del minatore esegue 2-3 cicli di estrazione al giorno, utilizzando lo stesso mercurio per più estrazioni. Ma nell’arco di una settimana quei 100 grammi di mercurio liquido spariscono in aria, acqua e suolo circostante. Secondo uno studio del 2017, ogni anno l’Indonesia rilascia nell’ambiente 380.000 kg di mercurio, il 41% dei quali in forma gassosa in atmosfera.

I reflui contenenti mercurio e cianuri (da impianti che estraggono l’oro più fine con il processo della cianidizzazione) sono scaricati ovunque. Ma il mercurio si bio-accumula negli organismi viventi, provocando danni al il sistema nervoso. Nei casi più gravi si può giungere fino alla demenza. Per questo motivo, la gente di Lombok ha iniziato a parlare di oro del diavolo: una volta entrati nel redditizio sistema economico dell’estrazione artigianale, i minatori impazziscono letteralmente per trovare l’oro.

L’ingresso chiuso di un tunnel abbandonato, su una collina intorno al villaggio di Pelangan. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Intorno al villaggio di Pelangan, un minatore esce dal suo tunnel sotterraneo, con un sacco di terra del peso di circa 30 kg. Il sacco viene sollevato grazie a una carrucola di bambù da un altro minatore. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

All’interno di un tunnel su una collina intorno al villaggio di Pelangan, un minatore è illuminato dalla sua torcia frontale. La temperatura all’interno dei tunnel è di circa 38 gradi Celsius. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Su una collina intorno al villaggio di Pelangan, alcuni minatori scavano a mano un grande buco da cui raccogliere il terreno per l’estrazione dell’oro. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Un minatore si riposa all’ombra di un tendone di cerata blu sotto una zanzariera dopo aver finito il suo turno di 6 ore a scavare suolo e roccia nel ventre della collina. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2015.

Alcuni minatori si preparano a scendere dalla collina adiacente al distretto estrattivo di Pakerum. Ogni minatore riesce a trasportare a piedi fino a quattro sacchi. Ogni sacco contiene circa 15 kg di suolo e rocce, scavati dal ventre della collina. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2015.

I tamburi rotanti per l’estrazione dell’oro con mercurio sono riuniti in batterie sotto semplici tendoni di cerata blu sorretti da pali di bambù. I tamburi rotanti vengono installati un po’ ovunque: vicino alle abitazioni, ai margini dei campi, in zone boscose. L’unica regola è un facile accesso per chi consegna il suolo da estrarre. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2014.

Un minatore spacca le rocce per ridurle in frantumi mentre un altro carica acqua e terra nei tamburi rotanti per la fase di estrazione. Ogni tamburo può macinare 5 kg di suolo e necessita di 100 gr di mercurio liquido per estrarre l’oro. La fase di estrazione dura 3 ore. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2014.

Mashur, 18 anni, è un lavoratore nell’estrazione artigianale dell’oro ormai da 4 anni, nel villaggio di Telage Lebur. Raccoglie i fanghi dal tamburo rotante dopo che la fase di estrazione con mercurio è terminata. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Nel villaggio di Telage Lebur, Mashur, 18 anni, separa a mano il fango dal mercurio che si è legato all’oro. Quando l’amalgama liquido è completamente separato dal fango, viene strizzata attraverso un panno di tessuto-non-tessuto: il mercurio non legato passa e viene raccolto per un altro ciclo estrattivo, mentre l’amalgama rimane intrappolata all’interno del panno a formare una pepita solida. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Un minatore brucia un’amalgama di mercurio-oro all’aria aperta, senza alcun tipo di dispositivo di protezione, presso un sito combinato di estrazione con mercurio e cianidizzazione. L’ottenimento della pepita d’oro per vaporizzazione del mercurio è la fase più pericolosa delle attività ASGM: il mercurio, se respirato, può entrare direttamente nel corpo e accumularsi, provocando disfunzioni renali irreversibili e degenerazione del sistema nervoso. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2014.

In un villaggio rurale, un commerciante d’oro mostra sulla sua mano l’aspetto dell’ amalgama prima della vaporizzazione del mercurio (piccola sfera grigia) e la pepita d’oro ottenuta dopo aver eliminato tutto il mercurio. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

La moglie di Hariyanto, un minatore di 24 anni, tiene in mano una bottiglia piena di mercurio liquido che conserva accanto al loro letto nella piccola capanna dove vivono con una figlia di 20 mesi. Sono emigrati da Lombok a Sumbawa occidentale perché Hariyanto ha trovato più redditizio guadagnare denaro nell’estrazione artigianale dell’oro piuttosto che come venditore ambulante. Il mercurio è un elemento altamente neurotossico e teratogeno. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2014.

Un tipico sito di cianidizzazione è costituito da silos di reazione e vasca di accumulo dei reflui. Si trova tra colline boscose e vicino alle rive del fiume, e non ha né protezioni né barriere per prevenire il percolamento dei reflui nell’ambiente. I minatori utilizzano il processo di cianidizzazione per estrarre l’oro rimanente nel fango dopo l’estrazione con il mercurio. I sedimenti nella vasca di accumulo dei reflui sono pertanto pieni di cianuri e mercurio. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2014.

Una rana morta galleggia nelle acque reflue del sito di cianidizzazione intorno al villaggio di Pelangan. L’acqua e i sedimenti sono pieni di cianuri e mercurio, altamente tossici per la fauna e la vegetazione. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Agis, 13 anni, guarda l’area in cui l’anno precedente si trovava l’impianto di cianidizzazione. La sua famiglia gestiva l’impianto nel piccolo villaggio di Gili. Nel 2012, la concentrazione di mercurio nei capelli Agis era il doppio del livello standard di sicurezza dell’OMS per i capelli umani. Le risaie intorno al sito dell’impianto non avevano né barriere né protezioni. Sekotong, Lombok, Indonesia, 2014.

Il tramonto scende sui silos di un impianto di cianidizzazione e la vasca di accumulo dei reflui. Sotto un telone cerato blu si nasconde un lotto di tamburi rotanti. La luce è stata appena accesa per il turno serale. Taliwang, Sumbawa, Indonesia, 2014.

Elisabetta Zavoli è una fotografa documentarista specializzata nelle tematiche ambientali e nel rapporto tra esseri umani e ambiente.

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