PHOTOGALLERY

PER UN PUGNO DI GAMBERI

Testo e fotografie di Elisabetta Zavoli

27 Novembre 2020

Tempo di lettura: 7 minuti

La tradizionale rete da lancio Indonesiana per la cattura di pesci e gamberetti, localmente chiamata jala, è stata appesa da un pescatore ad un albero di mangrovie della specie Rizhophora stylosa, sulla costa del villaggio di Sawah Luhur. Banten, Java, Indonesia, 2014.

L’Indonesia ospita circa un quarto di tutte le foreste di mangrovie del mondo, ma negli ultimi 30 anni dalle coste del paese sono spariti oltre 1 milione di ettari di mangrovie. Tra le qualità uniche di questi ecosistemi anfibi ci sono la capacità di immagazzinare fino a quattro volte più carbonio delle foreste pluviali e di proteggere le coste dall’erosione marina, una biodiversità che ha pochi eguali sulla faccia della terra e una fondamentale funzione di supporto della catena trofica marina.

Il 52% della deforestazione delle mangrovie indonesiane è dovuto alla rivoluzione blu: il boom dell’acquacoltura, specialmente dei gamberetti tropicali a basso costo che vengono venduti principalmente nei mercati europei e statunitensi. Ma quanto costa in termini climatici questa produzione? Alcuni ricercatori indonesiani stimano che la produzione di 100 grammi di gamberetti sia responsabile del rilascio in atmosfera di 1000 tonnellate di CO2.

La perdita di queste foreste non danneggia solo il clima mondiale: a livello locale le popolazioni costiere soffrono di un impoverimento della pescosità del mare e di una maggiore esposizione all’erosione marina e ai danni causati dagli eventi atmosferici intensi.

Due pescatori-allevatori fumano davanti alla loro capanna da pesca, in una notte di luna piena nel villaggio di Sawah Luhur. Ogni notte, devono badare alle loro trappole per gamberetti per evitarne il furto da parte di altri abitanti del villaggio. Banten, Java, Indonesia, 2016.

Supiro, 32 anni, pescatore-allevatore, solleva la trappola per gamberetti dal suo lago costiero salmastro, all’alba nel villaggio di Sawah Luhur. La trappola di bambù, localmente chiamata bubu, ha una fessura interna in modo che, una volta entrati, i gamberi non possano più tornare indietro, come in una nassa. Lo sviluppo dell’acquacoltura intensiva ed estensiva dei gamberetti tropicali è la ragione principale della perdita delle foreste di mangrovie costiere in Indonesia. Banten, Java, Indonesia, 2014.

Il pugno del pescatore-allevatore Kasrudin, 38 anni, stringe alcuni gamberetti della specie Penaeus Vannamei, appena pescati dal suo lago costiero salmastro nel villaggio di Sawah Luhur. Mentre fino a una ventina di anni fa i gamberi erano un prodotto di nicchia, oggi l’enorme disponibilità di gamberetti tropicali a basso costo provenienti dall’acquacoltura ne ha fortemente spinto il consumo e di conseguenza la produzione. Banten, Java, Indonesia, 2016.

Una busta di nutrienti per gamberetti emerge dal fango riarso dal sole sull’argine spoglio di un lago salmastro di allevamento estensivo nel villaggio di Sawah Luhur. Il taglio delle mangrovie distrugge l’ecosistema per far spazio all’acquacoltura, quindi gli agricoltori sono costretti ad acquistare nutrienti, mangimi, additivi, molluschicidi e altri prodotti chimici per allevare gamberetti e pesci. Banten, Java, Indonesia, 2016.

Hasan Abdullah è un giovane allevatore di gamberetti che si prende cura di 7 laghi su 2 ettari di territorio. Come molti altri pescatori-allevatori, Hasan distribuisce il molluschicida “Samponen” in grandi quantità. Dopo questo trattamento, il lago diventa un ambiente sterile, impiegando almeno quattro mesi prima di poter ospitare nuovamente la vita. Banten, Java, Indonesia, 2016.

Un paio di pantaloni da lavoro di un pescatore-allevatore, messo ad asciugare sulla chiusa di uno dei canali principali che portano l’acqua di mare agli ampi laghi di allevamento di gamberetti di fronte al villaggio di Sawah Luhur. Banten, Java, Indonesia, 2015.

Timan, 51 anni, allevatore di gamberetti, in piedi con le gambe coperte di fango sull’argine del suo lago costiero nel villaggio di Sawah Luhur. Tiene una paletta di bambù con la quale draga a mano i canali che portano l’acqua di mare nei suoi laghi. Poiché questa valle costiera è stata bonificata per l’allevamento estensivo di gamberetti, il terreno è stato profondamente modificato dall’opera dell’uomo e i canali devono essere costantemente puliti per evitare che i sedimenti li occludano. Banten, Java, Indonesia, 2014.

Alla luce rossastra di una “luna di sangue”, un albero di mangrovie solitario resta in piedi come un ultimo bastione dell’originaria foresta di mangrovie che un tempo copriva la valle costiera del villaggio di Sawah Luhur. Banten, Java, Indonesia, 2014.

Nur Chayati, 50 anni, posa davanti al batik che ha realizzato nel villaggio costiero di Mangunharjo. Dopo aver osservato che la corteccia di mangrovie fornisce una tintura marrone permanente, Nur ha formato un gruppo di 13 donne per produrre batik artigianali con colorazione naturale. I loro modelli traggono ispirazione dalla natura intorno al loro villaggio: uccelli, pesci, alberi. Non solo i pescatori beneficiano del ripristino delle mangrovie, ma soprattutto le donne, la cui indipendenza economica è favorita dai diversi prodotti derivanti dalle mangrovie come coloranti naturali, ingredienti alimentari e medicinali. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Alcune donne del villaggio di Mangunharjo lavorano insieme alla produzione di batik fatto a mano con coloranti naturali derivati dalle mangrovie. Nella prima fase del processo, le donne disegnano con cera liquida sulla tela. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Nur Chayati, 50 anni, tiene in mano alcuni frutti appena raccolti di mangrovia della specie Avicennia marina con cui preparerà una torta. La comunità del villaggio di Mangunharjo ha imparato a utilizzare i prodotti delle mangrovie in una varietà di campi: frutta secca per cucinare, i semi essiccati della specie Rhizophora per tingere il batik tradizionale, la linfa di Avicennia marina per le medicine tradizionali, il sapone ricavato da Xilocarpus moluccensis. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2014.

Il vivaio di mangrovie gestito dalla comunità “Prenjak” si trova sulla costa del villaggio di Tapak. Le giovani piante sono in parte in vendita e in parte utilizzate per rafforzare la protezione costiera del villaggio contro l’erosione delle correnti marine. La Comunità “Prenjak” promuove il mantenimento della tradizione locale chiamata wanamina, che prevede la gestione dei laghi per l’acquacoltura in modo integrato con gli ecosistemi di mangrovie, che vengono mantenuti sugli argini di ogni lago, fornendo così cibo, ossigeno, riparo, luogo di riproduzione a pesci e gamberetti. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Arifin, 29 anni, in primo piano, è il presidente della Comunità “Prenjak”, per la protezione delle mangrovie del villaggio di Tapak. Dietro di lui, Aris, 20 anni, è la responsabile dei rapporti con i media stranieri e Nur, 21 anni, il tesoriere. Lo scopo dell’associazione è proteggere le mangrovie seguendo gli insegnamenti tradizionali tramandati dagli anziani della comunità. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Alcune foto scattate dal pescatore-allevatore Sururi, 58 anni, durante la grande inondazione del 1996 avvenuta nell’area dei laghi salmastri per acquacoltura, del villaggio di Manguharjo. In una sola notte, le forti correnti marine hanno eroso 150 ettari di terreno, non più protetti dalle mangrovie. Da quel momento Sururi ha lavorato incessantemente per ripristinare il mangrovieto, coinvolgendo altri pescatori della sua comunità. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2013.

Alcuni dei laghi salmastri per l’acquacoltura a Kendal, pochi chilometri a ovest del villaggio di Mangunharjo, sono completamente allagati. Senza la protezione delle mangrovie, le zone costiere sono più soggette a frequenti episodi di erosione marina e inondazioni, esasperate anche dall’innalzamento del livello del mare. Semarang, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Pasijah è l’unica residente rimasta nel villaggio allagato di Bedono. Pasijah e la sua famiglia non hanno voluto abbandonare la loro casa-palafitta che sono costretti ad alzare di quasi mezzo metro ogni anno. Demak, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Il portico allagato di una moschea è una delle poche rovine rimaste nel villaggio costiero di Bedono. Circa 10 anni fa il villaggio è stato abbandonato perché completamente allagato. Demak, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Le mangrovie delle specie Avicennia hanno ri-colonizzato il villaggio costiero di Bedono. Circa 10 anni fa il villaggio è stato abbandonato perché completamente allagato dall’acqua di mare. Tutte le case di legno si sono decomposte formando il substrato su cui sono ricresciute le mangrovie. Demak, Java Centrale, Indonesia, 2016.

Supiro, 32 anni, pescatore-allevatore di gamberetti, pianta propaguli di mangrovie nel suo lago salmastro nel villaggio di Sawah Luhur. È uno dei pescatori più giovani a partecipare ad un progetto di ripristino delle mangrovie, gestito dall’ONG Wetlands International Indonesia Program, incentrato sull’aiuto e supporto economico agli allevatori che vogliono passare dall’acquacoltura estensiva ad una sostenibile. Banten, Java, Indonesia, 2016.

Elisabetta Zavoli è una fotografa documentarista specializzata nelle tematiche ambientali e nel rapporto tra esseri umani e ambiente.

Facebook | Instagram | Twitter

RADAR è media partner di Decennio del Mare. Vogliamo contribuire, con la pubblicazione di contenuti a tema, al programma delle Nazioni Unite Decade of Ocean Science for Sustainable Development (Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile) che durerà dal 2021 al 2030.

Noi di RADAR crediamo nel giornalismo partecipato. Per questo vogliamo sentire la voce di chi ci legge.

Se hai commenti, domande, critiche o curiosità su questo articolo, scrivici a partecipa@radarmagazine.net

Se ti è piaciuta questa photogallery, iscriviti alla Newsletter.

CATEGORIE